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PD E MAGISTRATI/ Da Craxi a Renzi, la "guerra dei 25 anni" non è ancora finita

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E' uno spettacolo incredibile, una diatriba tra poteri dello Stato che mette i brividi. Meglio affermare che la confusione regna ancora sovrana tra politica e giustizia dopo 25 anni di scontri periodici e ricorrenti. E forse sarà bene rendersi conto che accompagnerà la vita politica del governo di Matteo Renzi fino alle amministrative di tarda primavera e poi al referendum di autunno, dove ci si misurerà niente meno che sulla riforma costituzionale.

E' per tutto questo, per quello che sta avvenendo anche in questi giorni, che non si può ignorare che in Italia si stia consumando una "guerra dei 25 anni" tra magistratura e politica, senza l'ipotesi di una pace possibile all'orizzonte. E' lecito a questo punto chiedersi il perché, per quale ragione il Paese debba vivere in questo perenne stato di instabilità.

La risposta a questa domanda viene da un una sorta di "fronte del no", che è sempre esistito, che si è consolidato, sempre opponendosi a qualsiasi revisione della Costituzione italiana da oltre trent'anni, al precario equilibrio dei poteri che raggiunsero i "padri costituenti" con la Carta del 1948. Allora si era di fronte a una situazione interna e internazionale che doveva essere affrontata con coraggio per una riappacificazione nazionale e una chiara collocazione internazionale dell'Italia nel mondo libero, definito ancora prima di Yalta, nelle democrazie occidentali. Poi era già prevedibile e previsto che occorressero cambiamenti.

La favola della Costituzione più bella del mondo, in effetti, è passata attraverso i compromessi più incredibili, con assensi e tentativi di forzatura persino dell'ambasciata sovietica dell'epoca. In questo modo, il bicameralismo perfetto lasciava spazio alle opposizioni in Parlamento, soprattutto a quella fortissima di sinistra, di condizionare pesantemente l'azione del governo. Così come nella sfera giudiziaria il potere del pubblico ministero, libero da qualsiasi vincolo, ha consentito per anni di creare dapprima "porti delle nebbie" e poi un'azione di disturbo, spesso strumentale, all'azione della politica. Il tutto veniva accompagnato da una bardatura burocratica da lasciare di stucco qualsiasi uomo di fine Novecento.

C'è sostanzialmente una "difesa di bandiera" della Costituzione e degli equilibri di potere raggiunti nel 1948 che ha radici quasi nostalgiche, ma anche di interessi consolidati e di conservatorismo marcato.

Il senatore Napolitano vede tre diverse attitudini nel fronte del "no": "Quella conservatrice: la Costituzione è intoccabile, non c'è urgenza né bisogno di rivederla. Quella politica e strumentale: si colpisce la riforma per colpire Renzi. E quella dottrinaria 'perfezionista'. Dubito fortemente che tutti i costituzionalisti e giuristi che hanno firmato il manifesto contro siano d'accordo su come si sarebbe dovuto fare la riforma". Non solo. Napolitano sembra consigliare allo stesso Renzi di non personalizzare troppo lo scontro. C'è una svolta da attuare, non una battaglia personale da vincere.



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COMMENTI
06/05/2016 - Quanta mistificazione sul NO al referendum (ALBERTO DELLISANTI)

Anche oggi l'opportunità di leggere SAPELLI e DA ROLD. Grazie al cielo, sempre veritiere le analisi dell'uno e dell'altro. Su Da Rold, due considerazioni. La prima sul riferirsi (con tatto e senno) al Consigliere del CSM Morosini, militante del NO al prox Referendum di ottobre. Penso che Morosini (dalle cui idee io sono lontano) si è fatto "giocare" dalla giornalista del "Foglio" (capace esecutrice del Cerasa/programma) che ha piegato la conversazione col Morosini allo intento (tutto fogliante) di individuare una esecrabilità del pensiero di chi si trova all'antipode della scatenatissima campagna (pro Renzi/Boschi) del neo Direttore. Non è più il tempo del Ferrara che strabordava per l'amor suo Silvio Berlusconi. Vi era perfino del romanticismo nello sposare il Cav, o nel lottare contro l'aborto anche con una lista pazza. O nella stima sua del Papato (tranne Bergoglio però!....). Con Cerasa, il Foglio è l'organo principe del Partito della Nazione (toscana!...) invocato a qualunque costo. Seconda considerazione. E' sul pensiero inventato da Boschi e Renzi e di cui si fa alfiere il vecchio Napolitano. Se vincesse il NO (a ottobre) sarebbe un colpo mortale al desiderio di riforma in Italia. E' una bufala. Ridotto bicameralismo e dimezzamento Parlamentari furono bocciati nel 2006 in odio al Berlusca. E nulla ha vietato che Renzi riformasse di nuovo. Lui stesso (o chi gli seguisse) non potrà non riprendere ulteriore migliore arte del riformare.