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Politica

PD E MAGISTRATI/ Da Craxi a Renzi, la "guerra dei 25 anni" non è ancora finita

Per GIANLUIGI DA ROLD, quella in corso tra magistratura e politica è una guerra dei 25 anni senza alcuna prospettiva di pace. Gli attacchi a Renzi ne fanno parte? Sì, ecco perché

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Nel giro di un mese o poco più, la magistratura ha messo progressivamente sotto pressione il governo di Matteo Renzi. Senza andare troppo per il sottile, si è passati dall'inchiesta in Basilicata (con il caso del ministro Federica Guidi e del suo ex fidanzato) all'avviso di garanzia al presidente del Pd della Campania, Stefano Graziano, per concorso esterno in associazione mafiosa. Arrivando infine all'arresto del sindaco di Lodi, Simone Uggetti, per turbativa d'asta. Uggetti è un fedelissimo, oltre che il successore a Lodi, di Lorenzo Guerini, vice di Renzi e portavoce del Pd.

Se si osserva questa sequenza, se si pensa allo "scambio di vedute" tra il presidente del Consiglio e il nuovo presidente dell'Anm, Piercamillo Davigo, è inevitabile vedere la progressione di uno scontro che si sta facendo sempre più duro e che si allarga. Non lasciamoci ingannare da presunte sceneggiate con "scatti d'ira" a cui seguono, per poche ore, dichiarazioni più concilianti. Lo scontro c'è, esiste, si allarga ed è difficile immaginare come finirà.

Si assiste infatti a una sorta di nervosismo schizofrenico. Interviene Renzi, in prima persona, e dice che "non c'è nessun complotto della magistratura". Fiducia nei giudici e nei pm dunque, con la sola preoccupazione di processi che arrivino brevemente a sentenze. Ma mentre Renzi dice queste cose, dopo il confronto avuto con Davigo, per 48 ore si apre quasi una bagarre di dichiarazioni, ripensamenti e smentite all'interno del Consiglio superiore della magistratura. Uno dei consiglieri laici del Pd, Giuseppe Fanfani, apre una polemica durissima annunciando la presentazione di una pratica per verificare la legittimità dell'arresto del sindaco di Lodi. In sostanza, Fanfani apre una polemica sulla sproporzione tra reato e arresto del sindaco di Lodi, che in tanti, direttamente o indirettamente (forse anche il presidente dell'Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone) fanno notare. Passano poche ore e insorgono i consiglieri di Area, poi il presidente della prima commissione del Csm, Renato Balduzzi, poi di nuovo l'Anm. Tutti concordi e sdegnati, pronti a definire l'iniziativa di Fanfani come "un'indebita interferenza" sul procedimento a carico di Uggetti. "Invece di processare i politici corrotti, si vogliono processare i pm che scoprono i reati" gridano i grillini. Fino a che Fanfani fa una retromarcia poco convinta.

Ma il grande spettacolo della giustizia italiana non è ancora finito.

Arriva una dichiarazione, attraverso un'intervista al Foglio del consigliere togato del Csm, Piergiorgio Morosini. Secondo il giornale, Morosini parla sostanzialmente di un pericolo-Renzi: "Se passa la riforma costituzionale abbinata all'Italicum il partito di maggioranza potrò decidere da solo i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare". In sostanza, secondo Il Foglio, Morosini avrebbe detto che bisogna "fermare Renzi".

E quindi si rinnova la polemica, perché a questo punto, mentre Morosini smentisce tutto e dice di aver parlato "informalmente" con un giornalista, interviene il Guardasigilli, Andrea Orlando, e chiede un incontro chiarificatore con il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini.


COMMENTI
06/05/2016 - Quanta mistificazione sul NO al referendum (ALBERTO DELLISANTI)

Anche oggi l'opportunità di leggere SAPELLI e DA ROLD. Grazie al cielo, sempre veritiere le analisi dell'uno e dell'altro. Su Da Rold, due considerazioni. La prima sul riferirsi (con tatto e senno) al Consigliere del CSM Morosini, militante del NO al prox Referendum di ottobre. Penso che Morosini (dalle cui idee io sono lontano) si è fatto "giocare" dalla giornalista del "Foglio" (capace esecutrice del Cerasa/programma) che ha piegato la conversazione col Morosini allo intento (tutto fogliante) di individuare una esecrabilità del pensiero di chi si trova all'antipode della scatenatissima campagna (pro Renzi/Boschi) del neo Direttore. Non è più il tempo del Ferrara che strabordava per l'amor suo Silvio Berlusconi. Vi era perfino del romanticismo nello sposare il Cav, o nel lottare contro l'aborto anche con una lista pazza. O nella stima sua del Papato (tranne Bergoglio però!....). Con Cerasa, il Foglio è l'organo principe del Partito della Nazione (toscana!...) invocato a qualunque costo. Seconda considerazione. E' sul pensiero inventato da Boschi e Renzi e di cui si fa alfiere il vecchio Napolitano. Se vincesse il NO (a ottobre) sarebbe un colpo mortale al desiderio di riforma in Italia. E' una bufala. Ridotto bicameralismo e dimezzamento Parlamentari furono bocciati nel 2006 in odio al Berlusca. E nulla ha vietato che Renzi riformasse di nuovo. Lui stesso (o chi gli seguisse) non potrà non riprendere ulteriore migliore arte del riformare.