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Politica

PD E MAGISTRATI/ Politici, giornali e pm, le "questioni morali" sono tre

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Fanfani porta lo scontro tra politica e magistratura entro l'organo di autogoverno della magistratura, che è presieduto dal presidente dalla Repubblica, ma è composto ormai di politici — e non più di bravi giuristi scelti dal Parlamento, come voleva la Costituzione — e ovviamente di magistrati.

 

E cosa dice di Piergiorgio Morosini (consigliere del Csm in quota Magistratura democratica, ndr)? Ha fatto dichiarazioni politiche molto pesanti, apertamente ostili alla riforma costituzionale promossa dal capo del governo.

Questo è esattamente l'altra parte che si affretta a fare sentire la sua voce eguale e contraria. Dopodiché è anche probabile che l'arresto del sindaco di Lodi possa presentare degli elementi di abnormità; ma non è questo il punto. Lodi, come la Basilicata, come la Sardegna, sono ormai lo specchio di un nuovo sistema di poteri.

 

Come giudica nel merito le parole di Morosini, quelle sul "rischio di una democrazia autoritaria"?

La nostra non è più una vera democrazia rappresentativa già da un pezzo e precisamente dall'adozione delle leggi elettorali del 1993, il cosiddetto mattarellum. La democrazia come l'abbiamo intesa tradizionalmente si basava sui partiti di massa che assicuravano la partecipazione e la presa in considerazione dei cittadini. Adesso i partiti somigliano a piccole oligarchie che lottano tra loro, non per fare partecipare i cittadini, bensì per ottenere il potere per la gestione delle risorse pubbliche che raramente torna a vantaggio dell'interesse generale. Se da questo possa derivare un modello autoritario non è ancora detto. Certo è che anche la magistratura non è un potere democratico e che la gestione delle procure non è sempre conforme allo spirito del codice. 

 

Lo può dimostrare?

Basti pensare alle indagini rese eclatanti dai media che sortiscono solo un effetto politico di impedimento o per favorire un determinato evento, salvo a non approdare a nulla e dopo, per evitare l'ignominia del nulla di fatto, si trascinano per decenni contro ogni previsione del codice, o attraverso lo spacchettamento tra più procure dell'indagine, oppure attraverso l'inclusione nell'indagine di persone nuove spesso più che estranee agli accadimenti. Questa situazione schizofrenica tra politica e magistratura oggi si riflette bene nella discussione del pacchetto giustizia al Senato: da un lato si discute sul prolungamento dei termini di prescrizione, dall'altro si cerca di imbrigliare la tecnica dilatoria delle indagini delle procure. 

 

Non le viene il dubbio le frizioni tra Anm e Renzi abbiano in qualche modo a che fare con il referendum d'autunno, che Renzi ha volutamente politicizzato?

Potrebbe essere, anche se nella riforma non vi sono cambiamenti — ed è un limite — che riguardano le norme sulla magistratura e la giurisdizione e neppure le disposizioni che riguardano le amministrazioni. La riforma riguarda essenzialmente il Senato e il riparto delle competenze tra Stato e Regioni. Dubito che i magistrati si contrappongano alla riforma costituzionale perché credono nel bicameralismo perfetto e nel regionalismo come forma di stato.

 

Renzi però…