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PD E MAGISTRATI/ Politici, giornali e pm, le "questioni morali" sono tre

Pubblicazione:sabato 7 maggio 2016 - Ultimo aggiornamento:sabato 7 maggio 2016, 17.24

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

In ogni caso Renzi fa male a personalizzare il referendum costituzionale e a trasformare la riforma costituzionale in un fatto divisivo. Renzi nel paese è minoranza e, in questo modo, coalizza i propri avversari e li manda in soccorso, strumentalmente, dei magistrati, come nel caso del M5s, che sicuramente a livello locale ha i suoi problemi.

 

Torniamo al cattivo triangolo magistratura-politica-media. La "questione morale" riguarda solo i politici?

La questione morale ormai investe tutti, anche i magistrati e tutte le giurisdizioni ne sono toccate. Qui entrano in gioco i media che sono sempre pronti a segnalare con dovizia di particolari la questione morale della politica, ma della giustizia "ingiusta" tendono a non occuparsi, mentre invece è un dato ormai ampiamente misurato che i cittadini accusano la magistratura di essere lontana da loro, di costare troppo e soprattutto di essere ingiusta.

 

La personalizzazione del referendum voluta dal capo del governo ha l'effetto, scontato e prevedibile, di confinare nell'Ancien régime chiunque non sia per il Sì. E' possibile sottrarsi a questo gioco?

A mio modo di vedere questa impostazione nuoce soprattutto a chi l'ha promossa, perché c'è molta nostalgia del passato, quando in Italia la politica era un qualcosa di vissuto e di coinvolgente. Quanto al merito della riforma, il testo varato dalle camere è sicuramente migliore rispetto a quello presentato l'8 aprile 2014 dal governo, ma è pur sempre molto rozzo e contraddittorio. Nel merito meriterebbe molte critiche tecniche e costituzionali e non è più una questione di nostalgia o di Ancien régime, perché noi necessitiamo di aggiornare la nostra Costituzione, ma dovremmo farlo tutti insieme, bene e in modo autorevole.

 

(Federico Ferraù)



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