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PD E MAGISTRATI/ Politici, giornali e pm, le "questioni morali" sono tre

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Politica contro magistratura e viceversa? Non esattamente: un ruolo da protagonista lo hanno anche i media, che imputano alla politica — ma non alla magistratura — una "questione morale". Il costituzionalista Stelio Mangiameli commenta così lo scontro tra politica e toghe, mentre non sono ancora rientrate le polemiche sulle parole del consigliere del Csm Morosini sulla necessità di "fermare Renzi".

 

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una moltiplicazione delle inchieste al centro delle quali ci sono i politici, dall'ex ministro Federica Guidi al sindaco di Lodi Simone Uggetti. Si tratta di uno scontro tra poteri?

Cominciamo col dire che il sistema politico e istituzionale è profondamente cambiato per due cause concorrenti e concomitanti. Il ridisegno politico-istituzionale è figlio della globalizzazione che sconvolge le democrazie rappresentative e la divisione dei poteri per la penetrazione di altre forme di potere concorrenti. Inoltre, la recente crisi economica internazionale, non del tutto superata, ha mostrato l'incapacità degli stati nel realizzare politiche anticicliche sulla base dell'assetto tradizionale della statualità.

 

Con quali conseguenze?

Globalizzazione e crisi hanno dato vita a una diversa articolazione dei poteri in cui la politica fa tutt'uno con il potere legislativo e il governo, mentre la magistratura si contrappone alla politica e alle sue forme. Questa tensione tra politica e magistratura si svolge sotto gli occhi di un terzo potere, quello espresso dai media, che gioca a costruire, non senza manipolazioni a volte, l'opinione pubblica. 

 

Dunque le parti in lizza sono tre, non due come potrebbe sembrare a prima vista.

Proprio così. Questi tre poteri, che potremmo esprimere nel triangolo mpm (magistratura, politica, media), devono trovare ancora i loro punti di raccordo e questa circostanza evidenzia, al momento, solo gli scontri. Tuttavia, ritengo che finiranno con l'accordarsi come a suo tempo fecero i sovrani con la borghesia.

 

Eppure, alle frecciate polemiche del capo del governo (i pm devono andare a sentenza etc.) hanno risposto quelle del presidente dell'Anm. Questo scontro in Italia non è nuovo. E' la ripetizione del film già visto con Berlusconi? 

Apparentemente sembrerebbe essere la stessa saga del periodo di Berlusconi, ma in realtà c'è una profonda differenza. Berlusconi accusava la magistratura di essere comunista, le cosiddette "toghe rosse", e di avercela con lui; Renzi, al contrario, sfida i giudici e chiede le sentenze. Berlusconi temeva le sentenze e alla fine è stato condannato e ha subìto l'esclusione dal Senato e i servizi sociali. Renzi sembra certo che i magistrati non sono interessati a imbastire processi e produrre sentenze; per Renzi i magistrati attraverso le indagini, più o meno fondate, vogliono solo rivendicare il loro potere politico e condizionare le scelte della politica. Insomma, nel caso Berlusconi la magistratura se la prende con un cittadino, anche se potente, dichiarandolo colpevole, nel caso Renzi la magistratura entra nell'agone politico e si dispone allo scontro.

 

Lei che lettura dà del caso Giuseppe Fanfani (consigliere laico del Pd nel Csm, ndr)? 


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