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SCENARIO/ Da Davigo al Brexit, ecco chi tiene gli italiani lontani dalle urne

Pubblicazione:domenica 8 maggio 2016

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Ora dividersi, confrontarsi duramente, anche litigare, è il "sale" della democrazia, ma scambiarsi accuse con i provvedimenti della magistratura agitati in mano è esattamente il contrario dell'essenza della battaglia politica, che dovrebbe essere fatta da un raffronto di programmi, scelte, tentativi, proposte.

Tutto questo sembra quasi irrilevante. Eppure stiamo vivendo uno dei mesi più tormentati della politica nazionale, europea e internazionale.

Facciamo solo un breve elenco di problemi sul tappeto. La crisi economica è tutt'altro che risolta, con numeri da deflazione conclamata che preoccupano e un futuro italiano, in materia di crescita, occupazione, investimenti, che ha un solo aggettivo: inquietante. Esiste ancora un nodo irrisolto per le banche italiane, così come si ripete, con una monotonia impietosa e destabilizzante, il nodo delle pensioni: rivederle, riformarle?

Poi ci sono i problemi interni all'Unione europea, dove sono sufficienti le parole del Papa per comprendere in che stato si trova questa Europa. E ogni giorno si arriva a una nuova scoperta.

La Germania che, dal presidente della Bundesbank ai suoi leader politici di destra e sinistra, interviene in modo brusco contro l'Italia. Mentre il Trattato di Schengen viene dimenticato e gli incidenti al Brennero di ieri danno la misura di che cosa stia succedendo tra gli Stati europei. Intanto una delle più importanti banche tedesche, la Deutsche Bank, viene indagata per la vendita di 7 miliardi di bond italiani nel 2011, provocando in questo modo la crisi di un Paese fondatore della Comunità europea.

Ma non è ancora finita, se si pensa che il 23 giugno, la Gran Bretagna andrà al voto per decidere se restare o meno nell'Unione Europea, con indicazioni che emergono, con la cosiddetta Brexit, quasi in vantaggio secondo alcune valutazioni e sondaggi. Il tutto terminerà a novembre, il secondo martedì, con le presidenziali Usa, dove i candidati in campo non sembrano preoccuparsi molto dei destini europei, soprattutto se non sarà siglato il Trattato transatlantico che vogliono di fatto solo gli americani.

E' giusto non lasciarsi travolgere dal pessimismo, ma c'è pure il realismo che conta in una società che vuole andare avanti, magari dando segnali di reazione, di richiamo a una classe dirigente nel suo complesso che sembra avvolta nella nebbia delle risse da ballatoio e ben lontano dal raggiungimento di un compromesso dignitoso. Decente, per ritornare alla logica di un bene comune da presentare alla società italiana.

Guardando i sondaggi che ieri hanno inquadrato le elezioni romane, si resta ancora stupefatti che prevalga la rassegnazione di un 45 per cento persone che è pronta a disertare le urne, mentre in filigrana si snodano le percentuali di candidati che non si misurano sulla possibilità di far uscire Roma dal degrado nel quale è caduta, ma su generiche proposte legate a movimenti e partiti ricchi di improvvisazione. Non può, non deve essere questo il destino italiano.



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COMMENTI
09/05/2016 - Anche voi del il sussidiario con il silenzio... (orazio bacci)

non e che ci state tanto dentro, non preoccupatevi per la risposta, anzi cancellatemi vostro sito, chi non parla e come morto.

 
08/05/2016 - E Tutto inutile quello che fate,anche fra Davigo e (orazio bacci)

Altri bravi, la situazione e marcia alle radici e perfettamente inutile, agitarsi tanto già il grande Maestro Giacomo Manzù, più di 60 anni fa, asseriva se si alza un ciotolo e marcio anche lì. Meglio lasciar perdere la situazione e ormai insostenibile. A Roma specialmente.