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RIFORMA COSTITUZIONE/ Tutte le conseguenze della democrazia "decisionista" alla Renzi

Pubblicazione:lunedì 9 maggio 2016

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Messe insieme, queste soluzioni tratteggiano di certo un modello di democrazia "efficientista" (non, tuttavia, anche necessariamente efficiente) ma connotata in modo evidente dalla forza del numero, dall'esaltazione della regola di maggioranza come metodo di decisione mentre poco assecondato appare lo sviluppo del discorso razionale attraverso il confronto pluralistico, necessario — come rileva Alexy — ad un'autentica democrazia deliberativa. Tanto, in definitiva, sembra allora poco in sintonia con il modello virtuoso vantato da questo autore, e più incline alla soluzione della democrazia decisionista (altro che "democrazia decidente", come è stata appellata dal presidente del Consiglio).

Modi di leggere e vedere la democrazia, potrebbero replicare i non pochi fautori di questa riforma, che censurano la dialettica soltanto distruttiva — a loro dire — a cui si eserciterebbero sempre i detrattori di questa legge di riforma costituzionale. Modi di eludere la sostanza del costituzionalismo democratico, replicherebbero questi ultimi, che è fondato tra l'altro sull'istanza personalista e su quella pluralista, a cui deve conformarsi anche il modello di democrazia in quanto principio organizzatore dello Stato. A questo contesto, a ben vedere, resta estranea ogni inclinazione decisionista, quantunque mitigata dalla "forma" del governo parlamentare.

Non è peregrino chiedersi, invece, se la riforma costituzionale non finisca, una volta entrata a regime, per svilire di fatto il ruolo del Parlamento (o, almeno, della Camera elettiva, poiché l'altra Camera costituisce, almeno per ora, un salto nel buio) relegandolo nella dimensione angusta e deteriore di certificatore di volontà (del Governo) altrui, a cui esso è tenuto pure a provvedere in tempi brevi.

Resta da chiedersi, in conclusione, se convitato di pietra di questa riforma non sia nella realtà proprio il Parlamento ed il parlamentarismo come tale. Non più preordinato al controllo sull'operato del Governo, affidato da tempo alle sole minoranze parlamentari, il Parlamento parrebbe ora venire spogliato in buona sostanza della funzione — di rilevantissima importanza per la democrazia — di conferire visibilità e pubblicità al confronto dialettico tra le parti politiche. Quella funzione, cioè, che ha esaltato il parlamentarismo nell'era della democrazia multipartitica e che inevitabilmente ripugna alla logica pura della democrazia decisionista.



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COMMENTI
09/05/2016 - Vi è spartito e spartito (ALBERTO DELLISANTI)

Ieri ho letto Lorenza Violini, persona molto preparata, da illo tempore un punto di riferimento, tra le informazioni importanti di cui è alla ricerca un pubblico di lettori come lo ha il Sussidiario.net. Sento come un salto tra il passato e un presente in cui faccio fatica a leggere la Docente. Che è stata assolutoria, infine, nei confronti della legge Renzi/Alfano ("pseudo evoluzione" del DDL Cirinnà). Altrettanta fatica ho fatto ieri nel leggere lo spartito della Prof Violini, a proposito del Referendum che ci toccherà nel mese di ottobre, e che vede schierarsi per tempo i fautori del SI' e quelli del NO. Paragonerei il suo articolo a un pezzo di musica leggera (buona musica, sì) rispetto ai due articoli (2 e 9 maggio) scritti da Vincenzo Baldini come pezzi di musica impegnativa, musica classica, una partitura dove trovi tutte le parti di un complesso discorso che la legge Boschi/Renzi ha scavalcato. Riducendosi a pericolose semplificazioni (Perfino un Berlusconi fece meglio... è tutto dire). (Unico aspetto che a poterlo enucleare avrebbe il mio sì, è quello della Camera, unica deputata a dare la fiducia, e a legiferare sui tre quarti almeno del monte leggi da produrre in una legislatura).