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RIFORMA COSTITUZIONE/ Tutte le conseguenze della democrazia "decisionista" alla Renzi

Pubblicazione:lunedì 9 maggio 2016

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"…è possibile delineare una democrazia che contiene una procedura di decisione orientata unicamente ai concetti di elezione e regola di maggioranza. Ciò sarebbe un modello puramente decisionistico di democrazia. Ma un concetto adeguato di democrazia non deve includere soltanto la decisione bensì anche l'argomentazione. L'inclusione dell'argomento nel concetto di democrazia fa di essa una democrazia deliberativa". 

Queste suggestive considerazioni monitorie di Robert Alexy meritano un' adeguata attenzione se proviamo a misurarle con riguardo al nuovo disegno organizzativo che emerge dalla legge di riforma della Costituzione. L'obiettivo ma, meglio ancora, il risultato cui tale legge attende è, a detta del presidente del Consiglio Matteo Renzi, quello di impiantare in Italia una democrazia "decidente", che dunque liberi l'azione dell'esecutivo dal "gioco" dei veti incrociati di partito e sollevi i processi di decisione politica dalle paludi di un bicameralismo perfetto. 

In tale prospettiva devono spiegarsi, allora, alcune delle innovazioni apportate dalla legge di riforma tanto all'assetto della forma di governo parlamentare quanto ai caratteri della forma di Stato; come, in primo luogo, la scelta in favore di un assetto di bicameralismo differenziato, con una Camera che rappresenta il popolo ed è eletta perciò a suffragio universale e diretto; ed un Senato che rappresenta invece le istituzioni territoriali, ma in forma un po' composita (poiché comprende consiglieri regionali e sindaci…), integrata peraltro dai cinque senatori nominati dal Capo dello Stato (un inciso: come si spieghi la ragione di questa prerogativa presidenziale che è ben diversa, per finalità, da quella prevista dall'articolo 59 della Costituzione vigente, non è dato però di capire). 

Nello stesso ordine di idee, sembra andare anche la previsione che consente al Governo di farsi approvare dal Parlamento in tempi certi e brevi un ddl ritenuto essenziale per l'attuazione del proprio programma (articolo 72 u.c. Cost. novellato). Tale previsione introduce, infatti, una procedura che potremmo definire convenzionalmente "a scorrimento veloce" in quanto giustifica un sensibile abbattimento dei termini procedurali dell' iter legislativo: iscritto il ddl in questione "con priorità all'ordine del giorno", esso viene sottoposto alla pronuncia in via definitiva da parte della Camera dei deputati "entro il termine di 70 gg. dalla deliberazione". 

L' obiettivo di fondo della nuova norma costituzionale sembra quello di semplificare entro spazi di tempo limitato il dibattito politico-parlamentare ed affermare, con il crisma del voto, la volontà determinata del Governo. 

Infine, in modo coerente con il disegno delineato, si mostra l'approvazione di una legge elettorale di marcata impronta maggioritaria, mirata a premiare il partito (non, invece, una coalizione di partiti) che si mostra nella sostanza il più forte nei singoli collegi elettorali (ma non necessariamente nel consenso popolare).  


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COMMENTI
09/05/2016 - Vi è spartito e spartito (ALBERTO DELLISANTI)

Ieri ho letto Lorenza Violini, persona molto preparata, da illo tempore un punto di riferimento, tra le informazioni importanti di cui è alla ricerca un pubblico di lettori come lo ha il Sussidiario.net. Sento come un salto tra il passato e un presente in cui faccio fatica a leggere la Docente. Che è stata assolutoria, infine, nei confronti della legge Renzi/Alfano ("pseudo evoluzione" del DDL Cirinnà). Altrettanta fatica ho fatto ieri nel leggere lo spartito della Prof Violini, a proposito del Referendum che ci toccherà nel mese di ottobre, e che vede schierarsi per tempo i fautori del SI' e quelli del NO. Paragonerei il suo articolo a un pezzo di musica leggera (buona musica, sì) rispetto ai due articoli (2 e 9 maggio) scritti da Vincenzo Baldini come pezzi di musica impegnativa, musica classica, una partitura dove trovi tutte le parti di un complesso discorso che la legge Boschi/Renzi ha scavalcato. Riducendosi a pericolose semplificazioni (Perfino un Berlusconi fece meglio... è tutto dire). (Unico aspetto che a poterlo enucleare avrebbe il mio sì, è quello della Camera, unica deputata a dare la fiducia, e a legiferare sui tre quarti almeno del monte leggi da produrre in una legislatura).