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COMUNALI NAPOLI 2016/ Nomi e cognomi di una sconfitta firmata Renzi

Proteste a Napoli (Infophoto) Proteste a Napoli (Infophoto)

De Magistris, attento osservatore del Pd napoletano e nazionale, aveva per tempo capito che il suo vero competitor sarebbe stato Renzi, e se n'è uscito con lo spot — che gli ha dato ragione — della "derenzizzazione della città". Della serie: ce la vediamo io e il premier, sollecitando l'orgoglio identitario dei napoletani ferito dal commissariamento gestionale delle politiche urbanistiche della città su Bagnoli, dal salernocentrismo dell'alleato di Renzi De Luca, da anni di disinteresse nazionale. La sciagurata gestione delle primarie e l'accordo con Verdini, che in città conta pochissimo, hanno fatto il resto. Tutto questo era chiarissimo nei dubbi sui social e della stampa non prona alle strategie del Nazareno.

Quindi commissariare chi? Renzi dovrebbe commissariare in verità se stesso e chi con lui ha gestito la partita Napoli, anziché usare ancora una volta Napoli per giochi che passano sopra la sua testa, come la candidatura espressione dei "giovani turchi" a Napoli in compenso all'appoggio a Giachetti a Roma. Una strategia che per essere onesti, e non gettare la croce addosso al solo Renzi, è propria del Pd su Napoli fin dai tempi di Veltroni. In quasi dieci anni di vita del Pd, a Napoli non si è fatto nulla per risolvere i guasti di un partito locale autoreferenziale, che è riuscito a scendere dal 30 per certo di Veltroni all'11 e rotti di domenica 5 giugno. Un partito chiuso a tutto e connivente con l'interessata tutela romana a tenere Napoli, dopo Bassolino, fuori dai giochi che contano nel Pd.

Ma Napoli è una capitale, nonostante tutti i suoi guasti. Una città che ha dato al paese tre presidenti della Repubblica — De Nicola, Leone, Napolitano — e almeno quattro sindaci di grande presa sulla città — Lauro, Valenzi, Bassolino, de Magistris. Come a dire che Napoli ha un capitale identitario in grado di esprimersi sia ai massimi livelli istituzionali, sia a livelli popolari e/o populisti. Pensare di poterla trattare come una periferia che aspetta da Roma le sue soluzioni è ingenuo e illusorio, e ingeneroso verso quella grande città che è stata e che è. E miope per la grande risorsa che rappresenta per il Sud e per il paese.

Sulla città c'è bisogno, nella politica nazionale, e al Nazareno, di un'urgente riflessione che non sia un commissariamento di partito per "fare ammuina" in vista del 19 giugno. E' un dato di fatto che oltre a de Magistris, tre quinti del direttorio dei 5 Stelle vengano da quelle parti. Forse che abbiano capito i napoletani come sono visti e trattati dalla politica nazionale?

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