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COMUNALI NAPOLI 2016/ Nomi e cognomi di una sconfitta firmata Renzi

Renzi ha detto apertamente che il Pd a Napoli è stato sconfitto e che il partito sarà commissariato. Il realtà il vero sconfitto di Napoli è proprio lui. Il retroscena di ANTONIO FANNA

Proteste a Napoli (Infophoto) Proteste a Napoli (Infophoto)

Anche se il Pd non è andato al ballottaggio a Napoli, è facile prevedere, alla luce della conferenza stampa di Renzi sul primo turno delle amministrative, che sarà proprio Napoli al centro di questi quindici giorni di campagna per i ballottaggi di Roma, Milano, Torino, Bologna. Perché a Napoli andrà in scena, con il commissariamento annunciato in diretta del partito provinciale, l'impegno di Renzi sul Pd: della serie "ora ci metto mano io". Un po' per rispondere alle critiche sul doppio ruolo di premier e segretario a ridosso dei risultati di domenica 5 giugno, ma soprattutto per lanciare un messaggio agli elettori: è andata così così perché non ho potuto metterci mano io, ma adesso ci sono io, e quindi tranquilli. Dovesse andar bene, sarà un modo per dire che domenica 19 avrà vinto lui, come sempre fin qui.

La strategia è rischiosa, perché è un rilancio al tavolo della campagna elettorale, e questa volta Renzi non potrà dire che è un fatto locale di cui si è interessato fino a un certo punto. Come sembrava dalla sorpresa manifestata in conferenza stampa per l'esclusione dal ballottaggio a Napoli, dove "non ha funzionato niente" ed è stato "deluso". Con conseguente annuncio di commissariamento. 

Il punto è che Renzi su Napoli a sostegno della Valente le mani ce le aveva messe, eccome. E con un sostegno persino generoso, con diversi appuntamenti in città, chiudendone poi la campagna elettorale a valle di importanti e significativi impegni per Bagnoli. D'altro canto la strategia della campagna elettorale a Napoli (scelta della candidata per frenare in tutti i modi le ambizioni di Bassolino, alleanza con Ala di Verdini) è stata decisa a Roma, da Renzi e Lotti; ipotizzando di bissare strategia e risultato di De Luca alla Regione. A Napoli nessuno ha deciso niente, da anni non sono in grado. Così come non sono stati in grado di proporre alternative credibili alle ambizioni di Bassolino, che né Renzi né De Luca volevano sostenere. Eppure era chiarissimo a tutti fuori del Pd, e ai più assennati (pochi) nel Pd napoletano, che contro un de Magistris in grande spolvero bisognava proporre una figura autorevole con un forte profilo civico, e che non fosse un politico di professione. In città ce ne erano, ed anche nel partito: circolavano, tra gli altri, i nomi di Luigi Nicolais, già ministro, e del filosofo Eugenio Mazzarella, parlamentare Pd nella legislatura scorsa. Un altro tentativo con molti dubbi, su cui il partito locale si era messo d'accordo, era il presidente dell'Ice Riccardo Monti. Napoletano egregio ma assente dalla città da troppo tempo e quindi senza ormai alcun radicamento, è naufragato su sondaggi impietosi facendo emergere tra le varie ambizioni locali in campo la soluzione interna: la candidatura della "giovane turca" Valeria Valente, già pupilla di Bassolino e sua compagna di stanza alla Fondazione Sudd dell'ex sindaco fino al giorno prima, e assessore con la Jervolino.