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AMMINISTRATIVE 2016/ Così M5s ha messo in crisi il "tocco magico" di Renzi

Pubblicazione:lunedì 13 giugno 2016

Luigi di Maio e Beppe Grillo (Infophoto) Luigi di Maio e Beppe Grillo (Infophoto)

Oggettivamente nel faccia a faccia la Raggi ha denunciato limiti evidenti, ma non è detto che questo confronto possa invertire un'inerzia che è tutta a suo favore, non ultimo l'endorsement di Giorgia Meloni e Matteo Salvini. A gonfiare le sue vele è il malcontento di una società liquida come quella romana, dove tutti i corpi intermedi sono in profonda crisi e nessuna struttura, dai sindacati ai partiti, alle associazioni, sembra in grado di controllare il consenso.

Dopo il 5 giugno Renzi ha radicalmente cambiato il proprio approccio alle amministrative, anche su pressione dei candidati sindaco del Pd. La scelta di non metterci la faccia è funzionale a derubricare da politico a locale il valore della consultazione, ma di dubbia efficacia. Equivale già in sé a un'ammissione di sconfitta. Per la prima volta il suo tocco magico, da Re Mida della politica italiana, viene messo in discussione. 

Sull'asse Roma-Torino (passando per Milano) si gioca la pole position per il gran premio che conta di più, quello di ottobre. Un trittico di sconfitte andrebbe a sommarsi al patatrac di Napoli e imporrebbe al premier segretario di cambiare radicalmente i suoi piani, da qui al referendum, per evitare la vittoria del no. 

Hai voglia a giurare che in caso di elezioni politiche oggi il ballottaggio sarebbe fra il Pd e il centrodestra. L'aggregazione moderata non solo è tutta da ricostruire, ma potrebbe entrare in una fase caotica per via della malattia di Silvio Berlusconi. Al contrario, anche senza Casaleggio e anche senza un leader riconosciuto (per ora), l'avversario più temibile per il Pd renziano è costituito proprio dal Movimento 5 Stelle. Con la destra lo scontro è politico, con i grillini — al contrario — si fronteggiano politica e antipolitica. E la prima rischia seriamente di essere travolta. Se si guardano le mappe dei quartieri di Roma, di Torino e di Milano, con il Pd che fa il pieno di voti nei quartieri centrali e borghesi, mentre arranca nelle periferie, a Largo del Nazareno hanno di che preoccuparsi. Ma se, al contrario, il Pd dovesse spuntarla, allora sarà la minoranza interna a dovere temere l'ira funesta del premier segretario.



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