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REFERENDUM COSTITUZIONE/ Dalla Boschi uno schiaffo a Napolitano

Maria Elena Boschi (Infophoto) Maria Elena Boschi (Infophoto)

E tuttavia, è il terzo indizio a destare maggiore preoccupazione sul piano politico-istituzionale. Intervistata domenica scorsa da Maria Latella su SkyTg 24 a proposito del proprio futuro nell'eventualità di una sconfitta referendaria, il ministro Boschi ha risposto: "Invito a chiedere a Di Maio e a Salvini cosa faranno se vince il 'sì' al referendum costituzionale. Scommetto che inventeranno un sacco di scuse per dire che loro non se ne vanno". 

Una tale richiesta costituisce una forzatura che accelera ulteriormente la spirale plebiscitaria della consultazione in corso, ma ancor più stupisce che i commentatori non ne abbiano dato atto. In realtà, già le preannunciate dimissioni del Governo in caso di esito negativo del referendum avevano rappresentato un'indebita personalizzazione della consultazione, al fine di rafforzare i consensi referendari verso la persona del presidente del Consiglio; Renzi, di conseguenza, aveva cercato in tutti i modi di ridimensionare e giustificare il tutto, ricorrendo a ragioni di responsabilità personale e di dignità dell'impegno politico. Per contro, le parole di Boschi segnano una radicalizzazione senza possibilità di ritorno: non è più il Governo che per una presunta forma di responsabilità politica preannuncia le proprie dimissioni in caso di sconfitta referendaria; al contrario, è il Governo che alza la posta della contesa, sino a sfidare i leader delle minoranze a dimettersi nel caso di una vittoria governativa. 

In altri termini, l'ultima dichiarazione del ministro per le riforme non sottende solamente un'inarrestabile evoluzione plebiscitaria della contesa referendaria a dispetto delle prudenti raccomandazioni del presidente Napolitano, tale da aprire la via a uno scontro senza limiti fra Governo e opposizioni. Più ancora, essa svela sin d'ora la pretesa del Governo, in caso di vittoria referendaria, di avere competenza non solo nella nomina dei prossimi parlamentari (ai sensi del combinato disposto fra Italicum e riforma), bensì anche nella designazione dei leader delle minoranze.

E così, la trasformazione del referendum costituzionale in un giudizio di Dio è tale da assicurare i prossimi passaggi di una riforma highlander: ne rimarrà soltanto uno e il vincitore avrà titolo di vita e di morte (politica e civile) anche sui propri avversari. 

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COMMENTI
14/06/2016 - Ministro Boschi, ci parli ancora della sua riforma (Giuseppe Crippa)

Professor Della Mura, per favore non critichi così pesantemente la nostra “ministra”: non vorrei che poi qualcuno le imponesse il silenzio privandoci così del suo apprezzatissimo contributo al dibattito sulla riforma costituzionale.