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SPILLO/ Il referendum che "dà fastidio" a Renzi

Pubblicazione:martedì 14 giugno 2016

Luca Zaia (Infophoto) Luca Zaia (Infophoto)

Su questo stato di fatto s'innesta una storia di autonomismo viscerale. La Liga Veneta è nata quando Bossi andava ancora alle scuole elementari. Non ha mai superato un localismo rumoroso ma un po' inconcludente, però ha incanalato un diffusissimo malcontento. Quando Renzi ha avviato il cantiere della Riforma Boschi, una sua deputata, Simonetta Rubinato, aveva proposto un emendamento che includeva il Veneto tra la Regioni a Statuto Speciale, che la Riforma non elimina, anzi rispetta: ma il Partito gliel'ha fatto ritirare. Allora Zaia, ma non solo lui, ha promosso un movimento trasversale di autonomisti. Hanno configurato l'idea del referendum consultivo. L'hanno ufficialmente richiesto al governo e alla Corte Costituzionale che l'ha ammesso, anche se limitatamente a uno solo dei quesiti proposti: "Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?", recita il testo. La Consulta - accogliendo la tesi dei giuristi Mario Bertolissi e Ivone Cacciavillani - ha valutato questa domanda pienamente conforme con il dettato costituzionale in quanto "evoca il disposto dell'articolo 116, terzo comma, a norma del quale la legge dello Stato può attribuire alle Regioni a statuto ordinario ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.

Quali, non si sa: se il Referendum portasse, come ovviamente porterà, a una netta affermazione del "sì" la Regione Veneto avrebbe il diritto-dovere democratico di intavolare una trattativa con lo Stato per ottenerli in concreto, questi poteri. Ma attenzione: la Consulta ha giudicato inammissibili altri tre quesiti proposti dal Veneto, che interpellavano i cittadini sull'opportunità di trattenere nel territorio regionale "una percentuale non inferiore all'ottanta per cento dei tributi pagati annualmente»"; sull'eventualità che "il gettito derivante dalle fonti di finanziamento della Regione non sia soggetto a vincoli di destinazione" e, ancora, che il "Veneto diventi una regione a statuto speciale". Paradossalmente, per respingere il quesito sull'autonomia tributaria, la Consulta ha osservato che contrasta con lo stesso Statuto della Regione Veneta, che all'articolo 26 esclude dal referendum regionale abrogativo "le leggi tributarie e di bilancio e relativi provvedimenti di attuazione": come dire che il Veneto chiedeva allo Stato di poter votare su temi che nel proprio ambito territoriale considera non sindacabili...

Insomma: un gesto dimostrativo, più che un atto legislativamente incisivo. Eppure, a Renzi fa paura: anche se "l'election day" - che Zanetti considera saggio sul piano dei risparmi economici - non venisse concesso per l'ossimoro politico che incarnerebbe, il fatto stesso che in Veneto le due campagne elettorali si accavalleranno, fatalmente alimenta attorno al referendum-rischiatutto di Renzi un clima ostile, e che quasi il 10% della popolazione italiana sia verosimilmente orientato al "no" contro la legge Renzi-Boschi preparandosi a votare "sì" al referendum locale, di segno opposto, è una cosa che disturba il premier.

Ma Zaia, che ha appena concluso il primo anno del suo secondo mandato, sostiene che "che all'indomani del sì al nostro referendum, tutti noi che viviamo in questa Regione non saremmo più quelli di prima. Ci conteremo, e sono certo che i veneti andranno a votare in massa: perché credono nell'autonomia, e ne hanno piene le tasche dell'inutile centralismo. Sono anche sicuro che otterremo un grande risultato, e che questo rappresenterà un segnale per il resto dell'Italia, oltre che un'importantissima svolta culturale per tutti i veneti".



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