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Politica

Ballottaggio elezioni 2016/ Sondaggi, Mannheimer: Milano, Roma e Torino, ecco chi decide

Alla vigilia dei ballottaggi, RENATO MANNHEIMER dice che i sondaggi elettorali oggi non hanno più la valenza che avevano una volta perché l'elettore decide solo quando è in cabina

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Prudente, realistico e lontano da ogni supposizione "profetica". Uno dei re dei sondaggi italiani, ma anche un attento analista politico e saggista, Renato Mannheimer rimette tutti con i piedi sulla terra di fronte ai ballottaggi di domenica prossima, nel secondo turno di queste amministrative. Arriva a dire che, in queste condizioni, gli stessi sondaggi servono a poco e uno studio interessante diventa ormai quello dei flussi elettorali quando si fanno i conteggi a risultati acquisiti.

A questo punto, chi ostenta sicurezza di fronte a presunti risultati e comincia già a fare analisi preventive, magari a immaginare scenari politici, dovrebbe stare tranquillo, aspettare domenica notte e prendere atto che il momento elettorale è rapidamente cambiato in questi ultimi anni di democrazia rappresentativa. Dice Mannheimer: "Ho guardato i sondaggi che appaiono in questi giorni sulla rete, quelli che si potrebbero definire 'pirati', che non si dovrebbero pubblicare. Probabilmente sono commissionati da singoli candidati e dai partiti. Non mi stupirei affatto che i risultati fossero completamente ribaltati".

Ma è cambiato così tanto in questi anni il cosiddetto "mercato" politico da non lasciare spazio nemmeno a ipotizzare tendenze credibili prima che le persone vadano alle urne?

Qualche cosa evidentemente si capisce, ma è tutto molto differente nel risultato finale. Certamente è cambiato molto. Non si sente più da parte dei cittadini un'appartenenza, anzi non c'è proprio più l'appartenenza a un partito, a uno schieramento politico. Questo è frutto certamente anche della caduta delle ideologie, ma più in generale si è ormai creato nei cittadini un disinteresse generale verso la politica. Recentemente abbiamo fatto uno studio sull'informazione e si è potuto constatare che i lettori saltano addirittura le pagine politiche che ci sono sui giornali. Insomma, al momento la politica suscita pochissimo interesse.

Probabilmente il disinteresse verso la politica è frutto di una sfiducia progressiva che è maturata in questi anni. E' frutto di scelte sbagliate, di accuse, giuste o sbagliate che siano, di crisi che stanno attraversando le società sia da un punto di vista economico che da un punto di vista rappresentativo.

Le cause di questo disinteresse ormai si conoscono, si possono elencare e intrecciare tra loro. Non c'è dubbio che la sfiducia dilaga e questo comporta disinteresse. Certo è come se ci si trovasse di fronte a un paese completamente mutato, L'Italia era un paese che aveva una storia elettorale ricca di partecipazione e questo in un certo senso la distingue dal mutamento che pure si è verificato in altre parti del mondo democratico occidentale.

Mi sta dicendo che la sfiducia avviene un po' ovunque nei paesi democratici occidentali, ma in Italia il fatto diventa più evidente, più appariscente, perché da noi si andava a votare con grandi percentuali?