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Politica

ELEZIONI 2016/ Pd, Europa, Italicum, i tre errori che affossano Renzi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

All'indomani delle europee David Cameron però, di fronte al successo dei movimenti antieuropeisti, aveva bloccato la nomina di Juncker chiedendo un chiarimento pregiudiziale per un cambio di rotta. Matteo Renzi lo affiancò nella prima riunione, ma già il giorno dopo corse a rassicurare la Merkel e mollò Cameron in cambio della Mogherini. Non fu il solo: anche Hollande si preoccupò solo di piazzare il suo Moscovici. Ora si cade dalle nuvole e ci si stupisce di essere sull'orlo della Brexit. Un segno di vita positivo sulla scena internazionale Renzi lo ha invece dato a Mosca dissociandosi dalla politica della Ue (e di Obama) contro Putin (e a favore di Erdogan).

Ma la principale responsabilità di Renzi nel voto non positivo per il Pd viene dal fatto che, come segretario del partito, lo ha congelato facendo vivere solo l'immagine del governo. C'era il tema della Città metropolitana che — da Napoli a Torino, da Bologna a Milano — i prossimi sindaci dovranno istituire. Il Pd, mentre il governo ha partiti diversamente schierati a livello locale, poteva lanciare una piattaforma nazionale di concrete innovazioni nella vita dei cittadini con, ad esempio, un Piano generale per le periferie. Il Pd ha invece affrontato queste elezioni amministrative in ordine sparso e da Roma a Torino sulla difensiva. Anche se i sondaggisti erano tutti molto favorevoli a Renzi, un campanello d'allarme era però costituito dal fatto che sul piano delle priorità, in tutte le rilevazioni, gli elettori indicavano non ambiente, cultura e diritti civili, ma sicurezza, immigrati e occupazione (nel senso che la crisi economica non era ritenuta in fase di superamento). 

Le polemiche che si apriranno nel Pd non sembrano comunque destinate a destabilizzare il governo, dato che la nomenklatura dell'ex Pci non è in grado di offrire un'alternativa. Rimane però il fatto che lo scenario che ha segnato la nascita della nuova legge elettorale è diventato di cartapesta. Con il Pd che non è più al 41 per cento e al cui interno si discute con i lanciafiamme, le prossime elezioni politiche con l'Italicum rischiano di apparire agli occhi di un certo numero di italiani, anche di sinistra, una sorta di "roulette russa". Si apre il varco a preoccupazioni e fibrillazioni che potrebbero influire negativamente sul referendum costituzionale.

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