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ELEZIONI 2016/ Pd, Europa, Italicum, i tre errori che affossano Renzi

In attesa dell'esito dei ballottaggi si possono già trarre alcune considerazioni politiche. La più importante è che Renzi è debole e non ha la maggioranza nel paese. UGO FINETTI

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

In attesa di conoscere l'esito dei ballottaggi si possono già trarre alcune considerazioni relative alle conseguenze politiche sulla scena nazionale di queste elezioni amministrative. Matteo Renzi ha da tempo messo le mani avanti avvertendo che è un "voto locale" e di certo il governo non è a rischio, ma si tratta di un'elezione che riguarda le cinque principali aree metropolitane d'Italia; e infatti il risultato della tornata amministrativa precedente non mancò di avere una lettura politica nazionale.

Il primo dato è che il governo non ha la maggioranza nel paese. Naturalmente da Palazzo Chigi si replica che con il maggioritario — e in particolare con l'Italicum — si governa benissimo con un consenso minoritario. Ci sono comunque due motivi di riflessione politica. Il primo è che i transfughi del centro-destra non sono riusciti a radicarsi nel territorio. Un'alternativa a Berlusconi si è delineata più alla sua destra con Salvini e Meloni. Alfano inchiodato sulla politica dell'accoglienza dei clandestini non destabilizza l'elettorato di centro-destra e i volontari di Verdini non hanno tifosi fuori dalle aule parlamentari. Questo significa che governare e legiferare — anche su materia istituzionale e di diritti civili — a colpi di fiducia basandosi su senatori che rappresentano solo se stessi sarà meno facile e meno popolare.

Il secondo dato è che il Pd al 41 per cento non esiste più. E' vero che in queste elezioni Renzi non ci "ha messo la faccia", è però significativo che in questi quindici giorni la sua presenza non è stata molto richiesta soprattutto là dove il Pd può riuscire a vincere e cioè Milano, Torino e Bologna. Anche alle europee Renzi non era candidato, ma il risultato ebbe un'immediata lettura politica con rilevanti conseguenze istituzionali e cioè legittimò appunto l'uso dei transfughi (che infatti aumentarono fino a diventare il gruppo maggioritario in Parlamento) ed è sulla base di quel risultato che Renzi ha immaginato e fatto approvare la riforma costituzionale e la legge elettorale.

Il successo delle europee di due anni fa è invecchiato di fronte al fatto che il Pd sulla scena europea non si è sentito: è aumentato il peso della Germania e l'Italia è perennemente sotto esame dello "zero virgola". In sostanza quel 41 per cento non ha determinato alcun grande cambiamento a Bruxelles e anzi la situazione è peggiorata. Certamente la responsabilità della crisi europea non è solo di Renzi, ma anche il nostro premier ha qualche responsabilità. Due anni fa la Brexit era considerata un'ipotesi che nessuno prendeva sul serio.