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2 GIUGNO 2016/ Lo spirito del '46? Non si fa un referendum per "asfaltare" gli altri

Sergio Mattarella (Infophoto) Sergio Mattarella (Infophoto)

Il Governo si trovò così a dover fronteggiare la duplice e imprevista evenienza sia di un ricorso monarchico provocato dall'anomalia della procedura adottata, sia di un colpo di mano da parte dei militari fedeli al Re. Di qui la frettolosa e dubbia decisione governativa di affidare a De Gasperi l'esercizio delle funzioni di Capo provvisorio dello Stato; e, inoltre, la conseguente decisione del Re di partire al solo fine di "non provocare spargimento di sangue", come egli stesso dichiarò nel Proclama di saluto agli italiani. La presentazione di un ricorso, infatti, diradando ulteriormente i tempi di proclamazione della parte vincitrice, avrebbe esposto il Paese al pericolo di una nuova guerra civile, a motivo della netta spaccatura della popolazione fra monarchici e repubblicani. 

Per contro, non sembrano essere state chiarite con sufficienza le ragioni che indussero la Cassazione a posticipare la proclamazione della parte vincitrice, che fu ufficializzata solamente dopo la partenza del Re. Una ricostruzione che pone nuovi interrogativi, è quella offerta anni addietro da Massimo Caprara, all'epoca segretario del ministro guardasigilli Palmiro Togliatti (cfr. "Nuova Storia Contemporanea", 6/2002). La mancata proclamazione della Repubblica — a suo dire — sarebbe derivata da un'apposita determinazione di Togliatti. Mentre ancora era in corso lo spoglio dei voti e i risultati facevano presagire la vittoria della Monarchia, il guardasigilli fece recapitare dallo stesso Caprara al presidente della Cassazione la lettera recante una tale determinazione, ottenendo l'assenso del destinatario. 

Spetta all'indagine storica, ovviamente, chiarire le ragioni di una tale (quantomeno dubbia) ingiunzione. E, tuttavia, non possono sfuggire le relative conseguenze storiche. Una volta spostato "ad altra udienza" il momento della proclamazione della parte vincitrice, la Cassazione poté provvedere a una più ponderata valutazione delle questioni elettorali variamente eccepite; al contempo, fu certamente più agile forzare la mano al Re, costringendolo a rinunciare alla via giudiziaria pur di "non provocare spargimento di sangue".

Una seconda decisione ugualmente espressiva del sacrificio delle parti lese, a non far valere la via giudiziaria a tutela delle proprie ragioni, è quella riguardante l'amnistia proposta dallo stesso ministro guardasigilli Palmiro Togliatti pochi giorni dopo la partenza del Re. Questa fu concessa per tutti i delitti politici commessi dopo l'8 settembre 1943 e nel corso della guerra di liberazione tanto dai partigiani quanto dai fascisti della Repubblica di Salò; sfuggirono alla stessa solamente "i fatti di stragi", gli omicidi e "le sevizie particolarmente efferate" (quasi che — come ironizzò Andreotti — possano esistere sevizie non efferate). 

Certamente si trattò di una decisione sofferta e impopolare; e anzi, fu talmente avvertita come un'indebita sottrazione di giustizia, da originare quella "memoria divisa" che per decenni ha segnato la storia patria (si leggano le vicende giudiziarie raccontate da Cecilia Nubola in Fasciste di Salò, a proposito delle delazioni, sevizie e torture poste in essere da decine di donne collaborazioniste della Rsi anche nei confronti di parenti e amici ebrei). 


COMMENTI
02/06/2016 - Uitile conoscere la storia costituzionale (Franco Labella)

Posso solo ringraziare il prof. Tondi della Mura non solo per aver scritto un articolo equilibrato ma, soprattutto, per aver fatto comprendere, senza ombra di dubbio, perché servirebbe far riprendere a studiare la Storia, la Storia costituzionale e la Costituzione ai nostri studenti. Se per caso il ministro Giannini avesse la ventura di leggere l'articolo (o la sua addetta stampa dott.ssa Migliozzi glie lo segnalasse), le pongo tre domande: perché ha ritenuto di non mettere mano ai curricola del riordino Gelmini? Perché vuole lasciare i nostri studenti ignoranti? Perché vuole che l'Italia continui a violare la Raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio d'Europa in materia di competenze di cittadinza dei nostri studenti? Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia