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2 GIUGNO 2016/ Lo spirito del '46? Non si fa un referendum per "asfaltare" gli altri

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Sergio Mattarella (Infophoto)  Sergio Mattarella (Infophoto)

2 GIUGNO 2016, FESTA DELLA REPUBBLICA. Non è possibile concludere una transizione costituzionale né in via plebiscitaria, impiegando il referendum per "asfaltare" le ragioni del "nemico" politico (secondo la terminologia mediatica purtroppo vigente), né tantomeno in via giudiziaria, demandando all'autorità giudiziaria l'indebito compito di "eliminare" dalla contesa i rappresentanti di una posizione ostile. Perché una transizione si concluda e un cambio di regime si renda effettivo e democratico, occorre che le parti coinvolte riconoscano reciprocamente la rispettiva legittimità e meritevolezza. Proprio perché la Costituzione rappresenta il "vestito" di un popolo, essa non può essere sostitutiva del relativo corpo sociale, né può risparmiare a quest'ultimo quelle fatiche politiche ed esistenziali che sono essenziali a conseguire consistenza identitaria e coesione sociale.

In altri termini, così come non può esistere una comunità umana senza la disponibilità di ciascuno al sacrificio di adattarsi alle necessità altrui, altrettanto può dirsi per il fenomeno costituzionale. Anche in questo caso è essenziale la dimensione del sacrificio personale, sociale o politico, al fine di assicurare aderenza sociale e funzionalità politica al nuovo sistema; anche in questo caso la dinamicità del sistema è affidata al "fattore umano" e, nella specie, alla disponibilità di una parte a rinunciare a talune delle proprie legittime pretese, pur di consentire la realizzabilità di quelle altrui. Ecco perché una Costituzione non si può occupare dei presupposti etici di una comunità (che, infatti, restano presupposti e non posti); ed ecco perché le regole fondamentali devono essere scritte da tutti e per tutti.

E' questa, in definitiva, l'attualità della lezione proveniente dal referendum del 1946 sulla forma istituzionale da riservare allo Stato italiano, se monarchica o repubblicana. Non per nulla l'espletamento della consultazione si svolse in contemporanea con l'elezione dei componenti dell'Assemblea Costituente, a significare l'essenzialità di entrambe le votazioni alla costruzione della nuova "casa comune" (secondo la nota metafora di Giorgio La Pira). Ed è in tale contesto che vanno collocate due delle principali decisioni politico-istituzionali che sacrificarono parte delle ragioni dei relativi artefici, aprendo la via alla successiva svolta costituzionale.

La prima decisione riguarda la scelta del Re, Umberto II, di partire per l'esilio in modo non dovuto e precipitoso. Si tratta di una pagina poco ricordata, probabilmente perché troppo a ridosso degli eventi nefasti provocati dal regime fascista con la responsabilità di Casa Savoia. Eppure, a rileggere tale pagina con gli occhi distaccati della storia, non può non ricavarsene una lezione di merito.

L'indagine storica ormai ha acclarato le conseguenze politico-istituzionali provocate dalla decisione della Corte di Cassazione, in violazione di quanto disposto dalla normativa, di non proclamare i risultati definitivi del referendum istituzionale (si veda per tutti Livio Paladin, Per una storia costituzionale dell'Italia repubblicana). All'esito dello spoglio referendario, anziché proclamare la vittoria della Repubblica, la Suprema Corte si limitò a dare conto dei voti attribuiti alle due opzioni (Repubblica, 12.672.767; Monarchia, 10.688.905), rinviando "ad altra udienza il giudizio definitivo". 


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COMMENTI
02/06/2016 - Uitile conoscere la storia costituzionale (Franco Labella)

Posso solo ringraziare il prof. Tondi della Mura non solo per aver scritto un articolo equilibrato ma, soprattutto, per aver fatto comprendere, senza ombra di dubbio, perché servirebbe far riprendere a studiare la Storia, la Storia costituzionale e la Costituzione ai nostri studenti. Se per caso il ministro Giannini avesse la ventura di leggere l'articolo (o la sua addetta stampa dott.ssa Migliozzi glie lo segnalasse), le pongo tre domande: perché ha ritenuto di non mettere mano ai curricola del riordino Gelmini? Perché vuole lasciare i nostri studenti ignoranti? Perché vuole che l'Italia continui a violare la Raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio d'Europa in materia di competenze di cittadinza dei nostri studenti? Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia