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Elezioni Comunali 2016/ Mannheimer: da Sala a Meloni e Raggi, tutti vittime del "voto liquido"

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Roberto Giachetti (Infophoto)  Roberto Giachetti (Infophoto)

ELEZIONI COMUNALI 2016. “Nelle elezioni comunali del 5 giugno l’astensionismo non avvantaggerà nessun partito, perché il voto militante che un tempo premiava la sinistra quando l’affluenza era bassa oggi non esiste più. Lo stesso elettorato di M5s è composto da un ‘voto fluido’ che decide di volta in volta se recarsi alle urne o astenersi”. Lo evidenzia il sondaggista Renato Mannheimer, in vista delle elezioni amministrative 2016 che si terranno in 1.342 Comuni e che coinvolgeranno 13 milioni e 301.765 elettori. Si vota domenica 5 giugno dalle 7 alle 23 e, nei Comuni dove si andrà al ballottaggio, si tornerà alle urne il 19 giugno.

Quanto conterà il dato dell’affluenza in queste elezioni comunali?

Conta molto, e non è detto che sia alta perché ci sarà un ponte e la gente non è più tanto interessata alla politica.

Quanti italiani andranno via per il ponte?

La crisi fa sì che non tutti si possano permettere un ponte così lungo. Però sicuramente un certo numero di persone andrà al mare, anche se meno di quelle che sarebbero andate prima della crisi. Inoltre la maggior parte delle persone non può permettersi di stare via per tutti i giorni del ponte: quindi molti torneranno sicuramente in tempo per votare.

Qualcuno ha fatto affidamento proprio sul ponte del 2 giugno?

Questa è l’accusa che è stata mossa al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, quando non ha voluto che si votasse anche lunedì 6 giugno. Però vorrei osservare una cosa. Trent’anni fa gli elettori di sinistra votavano in modo più militante, mentre quelli del centrodestra avevano un tasso più alto di astensionismo. Ormai questa distinzione non si può più fare, perché l’astensione mi sembra trasversale.

Quindi chi favorisce il voto in un unico giorno?

Alla luce della considerazione che ho fatto, non favorisce più nessuno.

Neanche i Cinque Stelle?

No, neanche loro. Lo stesso M5s non conta solo su un voto militante, bensì anche su un elettorato fluido che è sempre indeciso se astenersi o votare per M5s. E’ il tipico caso del voto di protesta.

Se il voto in due giorni non favorisce nessuno, come si spiega il balletto del governo sul voto in un giorno o due?

Questo bisognerebbe chiederlo a Renzi e Alfano. Il premier e il ministro dell’Interno hanno fatto delle congetture su che cosa poteva essere a favore degli uni o degli altri, e hanno deciso che conveniva loro di più il voto in un giorno. Però sono tutte supposizioni frutto del pensiero dei singoli e non di valutazioni scientifiche. Dal punto di vista scientifico, oggi il voto militante non esiste più per nessuno degli schieramenti, e quindi il ponte può colpire tutti in modo indifferenziato.

Chi ha attaccato il governo sul voto in due giorni era stato l’ex premier, Enrico Letta. Qual era il senso politico di questa polemica?


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