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Politica

TRA M5S & RENZI/ L'estate calda di Mattarella

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Nel giro di due anni e mezzo si è assistito a un fatto incredibile: il "rottamatore", al secolo il premier e segretario del Pd, Matteo Renzi, è stato parzialmente rottamato nella capitale d'Italia e nell'antica città dove è nato uno dei padri nobili del Partito democratico. Se per caso il famoso referendum di ottobre andasse male, la "rottamazione" da parziale diventerebbe completa. Non è un'ipotesi campata in aria che, di fronte a una simile prospettiva, ci attenda una estate particolare, magari con qualche riforma della legge elettorale, magari su suggerimento della Corte costituzionale. E non è impossibile che lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, possa suggerire una sorta di "spacchettamento" del referendum costituzionale in tanti referendum con quesiti comprensibili. Stiamo a vedere, perché la situazione politica sta diventando piuttosto rovente e chi deve accorgersene, se ne è già accorto.

Tuttavia, ripetiamo, il frutto politico amaro del 19 giugno è la naturale conclusione di un processo che è incominciato tanti anni fa, quando a colpi di privatizzazione "interessata" si vendeva quasi in blocco l'impresa italiana e nello stesso tempo si criminalizzava tutta la classe politica. Quasi quindici anni di svendite a perdere, di interessi internazionali puntati addosso, di poteri sbilanciati, di comunicatori che si improvvisavano e si alternavano come politici al governo del Paese. Il colpo della grande crisi finanziaria del 2007-2008 è stata la rivelazione della pochezza di un Paese che aveva rinunciato da tempo al suo ruolo, in nome degli "spacciatori" della rendita facile. La crisi ha fatto crollare tutto di colpo, anche il lungo piano partito sin dal 1992, e ha rivelato un'Italia fragile, impreparata, incapace di reagire, orfana di una classe dirigente degna di questo nome.

Il giovane "rottamatore" è in fondo solo l'ultimo dei venditori di sogni di un'Italia evaporata da tempo. Promette un alleggerimento della pressione fiscale di cui non si accorge nessuno, decide di dare 80 euro e poi di toglierli anche a quelli che sono più poveri, distribuisce 500 euro ai giovani con un "bonus" indecifrabile, lascia che tutti dicano la loro sulle pensioni, promette una continua "partenza" o "ripartenza" dell'Italia che non arriva mai e che deve sempre fare i conti con la deflazione. Sa benissimo, il giovane rottamatore rottamato, che il Pil italiano, se tutto fila liscio, ritornerà come quello del 2007 solo nel 2026.

Alla fine, il malessere sociale è straripato tra tasse, balzelli, "furti bancari", promesse mancate, disoccupazione, crescita "zero virgola" e un'amministrazione pubblica con un apparato che farebbe invidia ai Borboni.

La famosa "rivoluzione di velluto" se la sono dimenticata tutti, ma la seminagione dell'odio verso la politica e i politici, in nome della mitica "società civile" ha fatto maturare i suoi frutti. Hanno vinto gli schematici qualunquisti che, consapevolmente o inconsapevolmente, sono sempre stati al servizio di alcuni poteri forti, vecchi e nuovi, privati e pubblici.