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Politica

TRA M5S & RENZI/ L'estate calda di Mattarella

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Come stupirsi che di fronte a una società così disarticolata e allarmata, anche una signora per bene, scelta in base alla designazione della mitica "rete", assuma il ruolo di salvatrice di una città? C'è da augurarselo. Ma se si pensa a élite politiche o a classi dirigenti, si resta perplessi. Tutto viene fagocitato da una presunta democrazia diretta, perché quella rappresentativa non andrebbe più bene, non sarebbe più sufficiente. O forse gli italiani non l'hanno mai conosciuta fino in fondo la democrazia rappresentativa, sognando altri "traguardi", pur avendone goduto gli aspetti migliori dopo l'ultima guerra.

Nei suoi ultimi anni di vita, Enrico Cuccia ripeteva qualche volta agli amici: "Guardando a destra e a sinistra, in Italia, vedo tanto fascismo". Il grande vecchio ripensava con gratitudine a grandi statisti cattolici, a laici democratici, a riformisti socialisti di antica data e anche a quelli che resistettero in minoranza nel Pci. L'Italia aveva superato gli anni della ricostruzione e della guerra fredda grazie a questi uomini. Il "grande vecchio" era diventato pessimista sul futuro italiano, anche guardando all'andamento della grande impresa fin dal 1978. Poi pensò a un "quarto capitalismo" da potenziare. Alla fine, non sperava più e non aveva buone visioni del futuro italiano. Speriamo che si sia sbagliato. Certamente non si fidava ciecamente e disperatamente del "nuovo".

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