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VISTA DA UN TORINESE/ Chiara Appendino: ieri la vittoria, oggi una domanda

Pubblicazione:martedì 21 giugno 2016

Chiara Appendino in campagna elettorale (Foto dal profilo FB di Chiara Appendino) Chiara Appendino in campagna elettorale (Foto dal profilo FB di Chiara Appendino)

Fassino nelle periferie, in questa campagna elettorale che via via è salita di intensità e preoccupazioni, girava tra battute sarcastiche e amare dei cittadini: "Sindaco, qual buon vento…". Perché non s'era visto mai, e parlare di riqualificazione delle periferie frequentando solo il Circolo dei Lettori sembra un po' poco.

E sta Appendino, poi, non è una fanatica sciamannata sbucata da qualche corteo no Tav: è una di noi, hanno notato in tanti, giovane, che non guasta, mamma, che è pure meglio, colta e brillante, con ottimi studi e ottima famiglia e un curriculum che l'avrebbe fatta preferire in molte università o aziende straniere. Che sarà mai, farla provare? In più, pare simpatica, calma olimpica, sorrisi ampi, nessuna violenza verbale. Facciamola provare, si son detti i bougia nèn torinesi, che torinesi non son più se non in minima parte. Poi, naturalmente, c'è il dispetto di gran parte del centrodestra: c'è da stupirsi, dopo decenni di monocolore rosso o rosé? Esclusi per colpe loro e pasticci dalla competizione, hanno votato non contro Fassino, ma contro Renzi, checché ne dica il segretario e premier. Che s'aspettavano? 

La domanda ora è sul domani. La Appendino è forse brava, ma non basta. Con chi farà squadra? Boh. Saranno colleghi e amici in gamba, oppure no. Saranno deideologizzati, attenti solo al bene comune della loro città. Oppure no. Da alcune dichiarazioni di probabili spalle politiche della neosindaco raccolte ieri in piazza qualche dubbio sorge. Lo slogan No Tav è un po' poco. Il grido "onestà" mal s'addice a un'amministrazione che disonesta non è stata. La "decrescita felice" può portarci allegramente a coltivare la vite in campagna, ma della città che ne facciamo? Una città deve crescere, e dire tanti no non assicura il futuro. Ma ripeto, lasciamoci la facoltà umanissima e speranzosa dello stupore. Può darsi che faccia bene. Farà più fatica della Raggi a Roma, dove non c'è gara possibile coi predecessori. E se così non sarà, ci faremo un'idea su chi votare alle prossime politiche, che prima o poi arriveranno, no?



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