BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIETRO LE QUINTE/ Direzione Pd, la sconfitta di Renzi spacca il "giglio magico"

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Il fulcro del messaggio che Renzi ha in testa è costituito da un rilancio dell'azione di governo. Una sfida a recuperare su temi come povertà e periferie, apparsi come vere emergenze nel voto di domenica. Un dato su tutti: la vittoria a Roma solo nei due municipi "dei ricchi", il Centro e i Parioli, mentre i 5 Stelle a Tor Bella Monaca sfioravano l'80%. Pesano come un macigno le parole di Prodi: secondo il fondatore dell'Ulivo è mancata attenzione all'ingiustizia sociale. E quindi serve più sinistra, non meno sinistra, qualcosa che bilanci gli applausi degli imprenditori e il sì di Confindustria alle riforme costituzionali. 

Sulla legge elettorale la riflessione è in corso, come spiega il responsabile Riforme Emanuele Fiano, ma probabilmente servirà tempo. Lunedì scorso è stato lo stesso premier a confermare che cambiare l'Italicum non è un tema all'ordine del giorno, anche perché il timore nemmeno troppo nascosto è che cominciare a parlare di modifiche porti all'esplosione delle richieste e alla loro ingestibilità. Lo scenario più probabile è che sul punto Renzi prenda tempo, pronto a delegare a un'iniziativa parlamentare il tentativo di modificare il testo, che sarà formalmente in vigore dal prossimo primo luglio.

Certo, non è detto che Renzi sia pronto a celebrare il funerale della sua idea di "partito della nazione", ma è un fatto che il suo tocco magico appare svanito. E che i 5 Stelle si siano rivelati ai ballottaggi assai più aggreganti del suo Pd. Del resto, a forza di irridenti battute alla "ciaone" è difficile andare lontano.

Un renziano della prima ora dotato di elevato senso critico come Matteo Richetti ha avvisato Renzi di guardarsi poi dal proprio "cerchio magico", che in questo caso è un "giglio", visto l'altissimo tasso di toscanità. Ha ricordato come collaboratori non all'altezza abbiano provocato danni irreparabili ad altri leaders come Bossi e Berlusconi. Insomma, lo ha invitato a cambiare la squadra, a non chiudersi in un fortino assediato. 

Il dito nella piaga lo ha messo anche il candidato sconfitto a Roma, Roberto Giachetti. Il punto, per lui, è che il Pd deve diventare di nuovo attrattivo, mentre oggi risulta respingente non solo agli elettori, ma anche per molti militanti. Invertire questa rotta per Renzi non sarà affatto un'intesa facile.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
25/06/2016 - direzione PD (Luciano Vignati)

Adesso qualcuno della minoranza PD comincia ad accorgersi che Renzi e il PD viene considerato dagli elettori come "fuffa" e minaccia di negare il voto di fiducia per il futuro. Ma dove vivono questi signori, Renzi in meno di due anni ha chiesto poco meno di 50 voti di fiducia per portare avanti il compitino che i suoi burattinai (banchieri, confindustria, petrolieri, malavitosi del gioco d'azzardo e altri loschi figuri) con la complicità del peggior presidente che repubblica italiana abbia avuto (lo stalinista Napolitano). Cari Speranza, Orfini, Cuperlo e altri coniglietti, vi pare che il massacro attuato nei confronti dei lavoratori (veri) e dei pensionati, sia di sinistra? Se sì continuate nella vostra politica così in un paio di anni ci libereremo di voi.