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DIETRO LE QUINTE/ Direzione Pd, la sconfitta di Renzi spacca il "giglio magico"

Oggi alle 15 si tiene al Nazareno la direzione Pd. La prima vera aperta resa dei conti tra Renzi, sconfitto nelle urne, e le pressioni interne ed esterne al partito. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

DIREZIONE PD. La batosta elettorale ha rotto l'argine. E adesso contenere la marea montante della protesta sarà davvero arduo. Per la prima volta la minoranza interna è scesa in campo, portando la sfida nel cuore del renzismo, che ha conosciuto alle amministrative il punto più basso della sua sinora breve storia.

Fa sul serio Roberto Speranza quando minaccia di togliere la fiducia al governo in assenza di un netto cambio di rotta sulle questioni sociali? Probabilmente sì, perché sa di interpretare un sentimento diffuso fra i militanti. Sa di potersi esporre perché i D'Alema e i Bersani hanno usato toni e parole ancora più sprezzanti delle sue, con l'ex premier che si è spinto ad annunciare il suo no al referendum costituzionale, dopo aver blandamente respinto il sospetto di aver favorito l'ascesa al Campidoglio di Virginia Raggi. 

Il Pd che si agita come un formicaio impazzito è ben rappresentato dal ministro Marianna Madia che chiede la testa del commissario del partito a Roma, Matteo Orfini, che però è anche il presidente nazionale dei democratici. Richiesta censurata come inopportuna dal numero due di Largo del Nazareno, Lorenzo Guerini, costretto a un superlavoro difensivo degno del miglior Bonucci, tanto per rintuzzare Madia, quanto Speranza. 

Dal canto suo Renzi non ha negato la sconfitta, e sa che deve correre ai ripari. In caso contrario, la china discendente verso la sconfitta al referendum sarebbe irreversibile. Intorno a lui si agitano molti fantasmi. C'è chi sospetta il ministro della Cultura Dario Franceschini di tramare per scalare il partito, c'è chi ragiona su governi a guida Padoan o Grasso in caso di batosta autunnale. E c'è chi spinge per intervenire al più presto sul punto più controverso della legge elettorale: spostare il premio di maggioranza dalla lista più votata alla coalizione, per avere una chance in più di battere i 5 Stelle in un eventuale ballottaggio. Il rinnovo dei sindaci ha dimostrato, infatti, che nello scontro frontale i grillini sono nettamente favoriti (19 vittorie su 20 ballottaggi).

Servono alleati a Renzi, ed è un messaggio che — nel più classico stile della prima repubblica — gli inviano anche gli uomini di Ncd e i verdiniani di Ala, che hanno mandato subito sotto il governo in Senato per dimostrare la rilevanza del loro peso politico.

In direzione, insomma, Renzi è atteso a una vera e propria resa dei conti. Chi lo ha sentito spiega che non farà sconti, neppure a se stesso. Si prenderà la sua parte di responsabilità, ma è intenzionato anche a richiamare che il cambio di passo che gli viene sollecitato non potrà limitarsi a rispolverare vecchi riti come i caminetti intorno a cui riunire i rappresentanti delle varie correnti. Qualche inserimento nella segreteria ci potrà essere, per dar più peso ai territori, ma si tratterà di un ritocco secondario.


COMMENTI
25/06/2016 - direzione PD (Luciano Vignati)

Adesso qualcuno della minoranza PD comincia ad accorgersi che Renzi e il PD viene considerato dagli elettori come "fuffa" e minaccia di negare il voto di fiducia per il futuro. Ma dove vivono questi signori, Renzi in meno di due anni ha chiesto poco meno di 50 voti di fiducia per portare avanti il compitino che i suoi burattinai (banchieri, confindustria, petrolieri, malavitosi del gioco d'azzardo e altri loschi figuri) con la complicità del peggior presidente che repubblica italiana abbia avuto (lo stalinista Napolitano). Cari Speranza, Orfini, Cuperlo e altri coniglietti, vi pare che il massacro attuato nei confronti dei lavoratori (veri) e dei pensionati, sia di sinistra? Se sì continuate nella vostra politica così in un paio di anni ci libereremo di voi.