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Politica

BREXIT E ITALIA/ Almeno Renzi ci ha risparmiato la filastrocca della crescita...

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Forse è meglio che anche il presidente americano Barack Obama si risparmi nelle sue dichiarazioni, se non altro per scaramanzia. Quando è andato al Cairo per predicare la "primavera araba" è riuscito a destabilizzare tutto il Medio Oriente dall'Iraq al Magreb, quando è andato in Inghilterra, forse non si ricordava più di che pasta sono fatti gli inglesi: ha suggerito di votare "in" a un popolo che non ama suggerimenti da nessun altro se non dalla sua libera scelta.

Che cosa significa tutto questo per l'Italia? Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è stato autore di qualche passo falso nei confronti di David Cameron, per quello che si può chiamare l'affare di Federica Mogherini, perché per quest'ultima ha chiuso gli occhi sulla candidatura di Juncker, tradendo di fatto l'inglese che aveva posto un veto sul lussemburghese. Renzi ha messo al momento il "lanciafiamme" nel ripostiglio e ha posticipato di una settimana la resa dei conti in direzione, tra l'altro, sui "casi Orfini e Serracchiani". Intendiamoci, senza creare alcun sgomento in Europa!

Poi il premier ha subito convocato un vertice d'urgenza con Carlo Padoan, Ignazio Visco (Governatore della Banca d'Italia), Paolo Gentiloni, Carlo Calenda, Marco Minniti. Poi la dichiarazione: "Sono qui per dirvi che l'Italia farà la sua parte nel percorso che si apre. Il governo e le istituzioni europee sono nelle condizioni di garantire con ogni mezzo stabilità finanziaria e la sicurezza dei consumatori". E' mancato questa volta un accenno alla "ripartenza" dell'Italia e alla crescita. Ma arriverà presto. Poi con grande intensità, ha aggiunto, "l'Europa è la nostra casa, la casa nostra, dei nostri figli e nipoti". Per un fiorentino, è una dichiarazione più in stile "Mike Bongiorno", con tutto il rispetto, che in stile Machiavelli o Guicciardini.

Ma domani sera, le cose si dovrebbero chiarire, perché sarà a una "cena informale" con François Hollande e Angela Merkel. Qualche anima ironica e incazzata ha pensato a una riunione del vecchio Trio Lescano che cantava "Tuli, tuli, tulipan".

Ma intanto si guardava a Londra, all'autentico vincitore di queste elezioni: Boris Johnson, non Nigel Farage, il sodale dei grillini in Europa. Non a caso Johnson citava nei suoi comizi Churchill che alla democrazia diretta di Farage e di Grillo non presterebbe la minima attenzione e si metterebbe a ridere.

Ci si chiede infine sempre se Boris Johnson ripensi alla sua profezia sulla Merkel, novello Arminio, il traditore di Teutoburgo, che sconfisse Varo e ammutolì Augusto. Arminio forse deve restare lì, tra i Cherusci, vicino all'Elba, vicino alle paludi e lontano dalla civiltà latina.

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COMMENTI
25/06/2016 - chiamare brexit col suo nome (antonio petrina)

Anche brexit è da chiamare col suo nome ovvero l'azzardo morale (vedi Corsera del 24 intervista al Presidente emerito Napolitano) dei conservatori inglesi che con Cameron hanno prima ad ogni piè sospinto criticato la strategia europea, per sconfessare poi se stessi proponendo le ragioni del remain e la convenienza a rimanere in Europa: insomma una caduta sui motivi di far politica che non si discosta dai populisti del tanto peggio tanto meglio, azzardi di altra specie per attrarre il consenso e per non cambiare nulla!