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Politica

RENXIT/ Le due mosse di Renzi per evitare la sua rottamazione

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Un'arma per allentare la tensione Renzi l'avrebbe, ma tentenna. Ormai lui e la Boschi sembrano essere rimasti gli unici a difendere l'intoccabilità dell'Italicum. Il fronte dei favorevoli a una riforma va da Franceschini (che ha rialzato la serranda della sua corrente), alla minoranza Pd, da Alfano, a Verdini e Berlusconi. La modifica che viene suggerita è quella di spostare il premio di maggioranza dal partito più votato alla coalizione, così da rendere la vita più dura ai 5 Stelle, Aggregando il centro. E magari consentendo anche apparentamenti fra primo e secondo turno, per favorire "convergenze repubblicane" alla francese. Sin qui Renzi è stato frenato dal timore che si possa aprire un vaso di Pandora di richieste di modifiche ingestibili e contrastanti fra di loro. E forse la sua recondita speranza è che sia la Corte Costituzionale il 4 ottobre, indicando i punti di debolezza della legge elettorale, a levargli le castagne dal fuoco e a indirizzare la possibile revisione.

Nel frattempo dallo scacchiere europeo il premier si attende un recupero di protagonismo sulla scena internazionale. La Brexit obbliga alla creazione di un direttorio a tre, con Francia e Germania. E la mossa di andare a discutere con Hollande prima di vedere la Merkel può rivelarsi efficace per evitare il ricrearsi in questa fase del solito asse privilegiato Parigi-Berlino. In fondo, la cancelliera non può pensare di farcela da sola. Con la sponda francese, ragiona Renzi, potrebbe essere più facile convincerla a sostanziali concessioni in tema di flessibilità economica e di sostegno alla ripresa. 

I due piani, nazionale ed europeo, finiscono insomma per intersecarsi. Non è affatto scontato che la risposta al referendum inglese sia efficace, ma se lo sarà anche Renzi ne avrà un riscontro positivo, tanto di immagine, quanto di margini di manovra in vista della manovra economica d'autunno. Senza una duplice reazione sui due piani, al contrario, il serio rischio è che, dopo il referendum sulla Brexit, quello italiano si trasformi in una consultazione sulla Renxit. 

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COMMENTI
26/06/2016 - Desolanti leadership in UK e in UE (ALBERTO DELLISANTI)

Come non augurarsi che possa avvenire quanto Del Duca descrive (e certo lo fa nel modo, giusto, dell'auspicio, della speranza, e di nessuna certezza). Ma il pensiero, più che a Del Duca e a Cingolani, corre agli altri due articoli sul Brexit del Sussidiario odierno, quello di Mazzarella e l'intervista di Da Rold a Rino Formica. Ne esce il quadro desolante dei capi politici in Britannia come nella UE. L'apprendista stregone Cameron che distrusse la Libia con il suo amichetto Sarkozy (benedetti dall'amletico Obama, ma più ancora dalla sacerdotessa Hillary Clinton, con gentile marito). (E la loro "Fondazione Clinton", in ottimi rapporti con le Fratellanze Musulmane e con dollaroni copiosi che affluiscono ai due dalle casse degli Stati Arabi che ne sono provvisti). Cameron, ancora, che per smania di potere ha manipolato il sentimento di tanti inglesi: a proposito di UK, di UE, del reciproco rapporto tra l'una e l'altra, infine a proposito delle politiche orientate solo al beneficio delle classi ascese e in ascesa. Fenomeno, questo, praticato sia al di là della Manica, sia al di qua, da nani come Merkel e Hollande e da ballerini come Renzi. A completare il desolante quadro inglese, l'ignavia del capo laburista Corbyn e il gioco di azzardo di Boris Johnson, uguale e contrario a quello di Cameron.