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DOPO BREXIT/ La Merkel inaugura il Renzi-bis

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F. Hollande con J.-C. Juncker e A. Merkel (Infophoto)  F. Hollande con J.-C. Juncker e A. Merkel (Infophoto)

BREXIT. Un grandissimo colpo di fortuna. Questo potrebbe essere la Brexit per Matteo Renzi, che ieri ha partecipato al nuovo direttorio (termine sdegnosamente respinto dal presidente del Consiglio in conferenza stampa) riunitosi a Berlino, ospite la cancelliera Angela Merkel. abbiamo girato la domanda a Peppino Caldarola, commentatore politico, profondo conoscitore della sinistra ed ex direttore dell'Unità. 

 

Che ne dice, Caldarola?
Un colpo di fortuna? Sì, lo è. Gli dà un nuovo ruolo europeo e gli consente di trattare con la Germania da una posizione di maggior forza. La Merkel non può nemmeno ipotizzare un altro paese che cade in mano a forze antieuropeiste. 

 

Un primo, temuto effetto-Brexit non c'è stato: in Spagna Podemos ha deluso, il sorpasso sui socialisti non è riuscito.
E Podemos è anche meno populista di M5s. A Renzi si presenta l'occasione di dire a Francia e Germania: attenti, siamo uno dei paesi più esposti, la barriera sono io. Non solo, adesso può dirlo in modo convincente anche al suo partito. 

 

Ora che Renzi si è ritrovato nel gruppo che conta, forse non griderà più contro la politica dell'austerity. Ma avrà la forza di imporsi nelle stanze chiuse?
Sull'Europa Renzi ha avuto diverse posizioni. Prima ha cercato di legittimarsi, poi ha accentuato la critica dell'austerity, oggi ha la possibilità di chiederne un allentamento. In questo momento ha di fronte a sé un interlocutore che non si è spaventato con la Grecia, con la quale anzi ha usato la mano pesante; si sta spaventando con la Gran Bretagna, vede all'orizzonte altre défaillance europee ed è chiaro che ha interesse a tener buona l'Italia. Un uomo abile come Renzi ha fiutato questo cambiamento di clima, favorevole a una trattativa più esigente e credo ne approfitterà. 

 

Cosa cambia nella strategia di Renzi che conoscevamo fino a giovedì scorso? Eravamo rimasti a una direzione Pd che per ovvie ragioni non s'è fatta.
Renzi non ha davanti a sé un'opposizione che ne ha chiesto le dimissioni. Le correnti di Bersani e Cuperlo hanno solo chiesto di non personalizzare il referendum e di cambiare l'Italicum, tutto qui. Non è la luna, Renzi dev'esserne consapevole. Oltretutto, che l'Italicum venga bocciato dalla Consulta non è poi un'ipotesi così remota. Se dunque Renzi si rifiuta di raggiungere un accordo, è solo colpa sua. 

 

Se non lo fa cosa ci perde?
Gli fa bene presentarsi in Europa come leader di un partito che ha una una minoranza combattiva ma che riconosce la sua leadership. Se invece usa il lanciafiamme, lui e il Pd risultano meno forti. Vorrebbe dire frana elettorale, incremento delle forze antieuropee, eccetera. Insomma, tutto si tiene. Da adesso Renzi è costretto a unire. Mai come ora "glielo chiede l'Europa". 

 

E le amministrative hanno dimostrato che a scontrarsi frontalmente con il M5s si rischia di perdere.



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