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Politica

CAOS BREXIT/ Bertinotti: altro che referendum, in Europa scoppierà una rivoluzione

Ieri si è svolto il primo Consiglio Europeo (l'ultimo a 28 membri) dopo il referendum Brexit che ha sancito la volontà della Gran Bretagna di uscire dall'Unione. FAUSTO BERTINOTTI

Il presidente della Commissione europea J.-C. Juncker (LaPresse)Il presidente della Commissione europea J.-C. Juncker (LaPresse)

Ieri si è svolto il primo Consiglio Europeo (l'ultimo a 28 membri) dopo il referendum Brexit che ha sancito la volontà della Gran Bretagna di uscire dall'Unione. E si respirava un clima teso, con Juncker e Merkel che ripetevano a Cameron ciò che dicono ormai da cinque giorni (uscite in fretta; ossia no a trattative anche informali senza la notifica dell'articolo 50) e lo stesso presidente della Commissione che, in parlamento, mandava all'indirizzo di Nigel Farage, leader dell'Ukip e uomo di spicco del Leave, un poco democratico "è l'ultima volta che applaude in quest'aula". Fausto Bertinotti, leader storico di Rifondazione Comunista ed ex presidente della Camera, aveva scritto, prima del voto, il suo editoriale per il nuovo numero di Alternative per il socialismo. Dopo il responso delle urne inglesi non ha modificato il pezzo.

Perché, Bertinotti?
Perché, francamente, penso che il risultato non cambi di molto il corso delle cose.

Come fa a dire questo? Tutta Europa è in subbuglio.
Ma lo era anche prima. Io penso che l'Europa sia da tempo in una condizione di stabile instabilità; che l'instabilità sia crescente, e che la Brexit sia un acceleratore — non l'unico — di questa instabilità crescente.

Dovuta a…?
Oggi l'Europa reale è costruita in modo da non dover fare i conti con quel piccolo dettaglio della democrazia che è il consenso.

D'accordo, però un referendum con questo risultato è un evento senza precedenti. Non crede che apra uno scenario nuovo?
No, non lo credo. Può farlo solo un cambiamento profondo della società, non qualcosa che riguarda il quadro politico e istituzionale. Ma in ciò capisco di essere, diciamo così, fuori dal coro. Soprattutto dopo che leggo editoriali come quello di Mieli oggi (ieri, ndr) sul Corriere, dove esorta a lasciar fare al fuoco di Yellowstone (il grande incendio del 1988 distrusse il 36 per cento del parco, ndr): mettiamo al riparo il quadro istituzionale e lasciamo bruciare i partiti, questi brutti portatori di instabilità.

Una riflessione molto democratica, non c'è che dire.
E' proprio sbagliata. La sorte dei partiti e quella delle istituzioni sono indistinguibili, perché sono entrambi implicati nella stessa tendenza neobonapartista: l'idea che l'esecutivo debba riassumere tutto, dal governo dell'economia a quello della vita delle persone.

Ma l'origine del male qual è?
Il capitalismo finanziario globale. Il resto sono tutte tappe di avvicinamento: il carattere oligarchico dell'Europa, le politiche dell'austerity, il fiscal compact.

Cosa pensa delle reprimende contro la cattiva democrazia arrivate da uomini come Juncker, Monti e perfino Napolitano, che ha una tradizione di sinistra alle spalle?
Lasci perdere le tradizioni, che sono fuorvianti rispetto all'interpretazione del comportamenti di oggi. Il problema è la divisione tra i fautori della governabilità e quelli della partecipazione. La democrazia rappresentativa è stata progressivamente sostituita dall'istituzione del principio della "governabilità". I problemi sono troppo complessi perché li si possa affrontare in termini democratico-popolari? Si sospendono le attività sovrane dei parlamenti, si limita con dei sistemi elettorali restrittivi della partecipazione il responso popolare o lo si sospende del tutto. Questa cultura è molto forte, non meravigliamoci se poi riceve risposte come quella della Brexit.

Ma ogni decisione popolare è sempre buona?


COMMENTI
30/06/2016 - BREXIT (giovanni ongari)

vedo una serie di articoli catastrofici c'è solo l'imbarazzo della scelta: l'articolo terrificante di Sisci del 27/6, con le proposte di soluzione della crisi europea: ad es. quella dell'immediata unione politica (bilaterale!!) tra Francia e Germania, in un periodo in cui Hollande è al 10/15% dei consensi, la Le Pen guida il maggior partito di Francia con le elezioni in Francia e Germania a ridosso e trascurando il fatto che già nel 2005 la Francia ha bocciato il progetto di costituzione europea opera di un francese (G.D'Estaing), direi quasi esilarante! Adesso arriva Bertinotti e ci annuncia che scoppierà una rivoluzione! Dice di essere fuori dal coro ed in effetti lo è sempre stato: vi ricordate quando nel 1998 fece cadere il governo Prodi per 1 voto? Da lì per la sua Sinistra è stata una marcia trionfale al punto che oggi potremmo dire che il miglior interprete del mondo dei metalmeccanici è Marchionne, non Landini (un altro fuori dal coro). Dall'intervista si capisce inoltre che l'origine del male è il capitalismo finanziario globale (una vera novità) e che l'Europa è governata solo da tiranni, mentecatti e/o incapaci a tutti i livelli. E poi c'è quel dubbio che a volare non siano sempre le teste giuste.. L'ex primo ministro inglese Cameron, nel commentare la pessima performance globale del capo dei laburisti durante e dopo il Brexit, lo ha così implorato:" per l'amor del cielo, amico, vattene". Io,sommessamente, dico a Bertinotti "per l'amor del cielo, amico, non tornare"!