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ELEZIONI COMUNALI 2016/ Milano, Roma, Napoli: attenti all'effetto Emilia-Romagna

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Ma tale è l'incubo, tale è diventato il rischio che si corre in questa campagna amministrativa che interessa 1.300 comuni e città importanti come Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna. In sintesi, per scacciare i cattivi pensieri, pensando che la percentuale emiliana dell'ultima tornata elettorale sia legata solo a problemi contingenti e particolari, ci si augura che la percentuale dei votanti sia molto più alta. Anche se si da quasi per scontato un forte calo dei votanti.

In definitiva, a che cosa è dovuto questa incubo, questa paura che è emersa dai giornali e dalle televisioni in questi ultimi giorni? Basta guardare la storia di questi ultimi 25 anni, dove accanto alla denuncia di scandali e di costi, indubbiamente smisurati e spesso inaccettabili della politica, si è assistito a una riedizione della demonizzazione della politica quasi come al tempo del fascismo, quando si arrivava a scrivere a caratteri cubitali in alcuni luoghi "Qui non si fa politica". In più, si avverte nella "giovane" democrazia italiana una sfiducia nella tradizione democratica rappresentativa, con una serie di innovazioni immaginifiche che lasciano abbastanza stupefatti: il voto on line, la richiesta di democrazia diretta sempre più insistente, ignorando l'essenza della democrazia rappresentativa tradizionale, "il paradosso che funziona" (Joseph Schumpeter), che è sempre stata considerata "il male minore" tra tanti sistemi imperfetti, come ribadiva Winston Chrchill.

Sperando che questo incubo di astensionismo non si verifichi né il 5 giugno, né il 19, quando si dovrebbero svolgere i ballottaggi, sembra necessario fare tre considerazioni per spiegare il timore di questa possibile "fuga dalle urne".

Spesso in Italia si sentono esponenti politici o diversi "maestri del pensiero" che si arrogano il diritto di accusare gli avversari o, in genere, gli "altri", di alimentare "l'antipolitica". Il problema di misurarsi anche con le posizioni più strampalate, o demagogiche, è sempre stato affrontato nelle democrazie con la persuasione e l'autorevolezza degli argomenti, non con l'autoreferenzialità, la condanna o una battuta di semplice discredito. La sostanza è che in questo sconveniente "derby" tra politica e antipolitica non ci guadagna nessuno, se non chi non si fida più della politica, intesa come "arte del possibile" e capacità di trovare compromessi accettabili ai problemi sociali ed economici che ogni società, ogni comunità deve affrontare in ogni tempo e in ogni epoca.

C'è una seconda considerazione da fare. Quella di "relegare" addirittura la politica in un angolo della storia e di sostituirla con la grande competenza dei tecnocrati. Non a caso, c'è chi dice che siamo ormai in una fase che si può definire "post-politica". Forse ci sbaglieremo noi, ma la politica con "tutta la sua sporcizia", la "politica sangue e merda", come diceva Rino Formica, resta un fatto fondamentale delle società umane, che ha scandito nel bene o nel male le differenti fasi della storia. 


COMMENTI
03/06/2016 - Poteri (allora) forti (marco nocetti)

'La casta' fu il titolo di un libro della premiata ditta Stella & Rizzo, giornalisti del Corriere della Sera che sul giornale scrissero prima e poi decine di articoli sull'argomento. Mi pare evidente che fra i molti che hanno contribuito a delegittimare la politica un posto va riservato ai poteri (che allora erano o credevano di essere) forti, assai ben rappresentati dal e nel CdS, che avevano ritenuto che la fase storica fosse quella giusta per passare dall'essere al servizio dei politici ad averli al loro servizio. E se si vuole avere qualcuno al proprio servizio bisogna che questi sia debole.