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ELEZIONI COMUNALI 2016/ Milano, Roma, Napoli: attenti all'effetto Emilia-Romagna

Pubblicazione:venerdì 3 giugno 2016

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ELEZIONI COMUNALI 2016. Persino gli inglesi sono preoccupati in questo periodo. Non solo per la Brexit, l'eventuale uscita dall'Unione Europea, ma soprattutto per la scarsa sensibilità dei giovani verso le istituzioni democratiche. Circa sei milioni di nuovi elettori avrebbero diritto al voto, proprio nel referendum sulla Brexit che si terrà il 23 giugno. Ma nella democratica Gran Bretagna, dove per votare ci si deve iscrivere alle liste elettorali, un milione e mezzo di giovani potenziali elettori sinora non ci ha neppure pensato.

Nonostante la democrazia abbia uno stomaco di ferro, che digerisce tutto, non c'è dubbio che in questo momento storico stia soffrendo in tutto il mondo, appaia meno credibile come sistema e, per alcuni, sembri addirittura impotente a risolvere i problemi delle persone, dei cittadini di fronte alla logica dispotica dei grandi poteri economico-finanziari. Non è la prima volta nella storia delle società democratiche che questo avviene e c'è da augurarsi che sia un fatto limitato nel tempo, che appartiene a fasi fisiologiche. Vedremo.

I numeri della partecipazione al voto nelle "democrazie mature" erano piccoli e rimangono ancora piccoli. La delusione si legge più nelle dichiarazioni delle persone e nella sfiducia verso la classe dirigente di tanti Paesi.

In questa generale disaffezione, c'è però un'atipicità italiana che rischia di diventare pericolosa per la stabilità sociale e politica del Paese. Ogni democrazia ha una sua storia e le sue caratteristiche. Qui non c'è solo delusione nelle dichiarazioni e sfiducia dilagante. In Italia la democrazia, che ha compiuto i 70 anni, è vissuta ed è stata costituzionalmente formata e sostenuta da una massiccia partecipazione alle elezioni, alla vita pubblica, attraverso i partiti, le associazioni e i cosiddetti corpi intermedi.

Era inevitabile che, con il crollo delle ideologie, si verificasse un mutamento, un ripensamento di obiettivi, scopi, ideali con la formazione di nuovi soggetti politici. Ma lentamente, nel giro di 25 anni, si è perso più del dovuto e la partecipazione popolare al voto e alla vita politica non si è allineata (come si dice spesso superficialmente) a quella fisiologica delle democrazia mature, ma piuttosto è ultimamente precipitata verso una sorta di democrazia dell'indifferenza, con una partecipazione di bassissima percentuale alle ultime consultazioni elettorali.

Un esempio: alle ultime regionali parziali, in Emilia Romagna, è andato alle urne meno del 40 per cento del corpo elettorale. E' evidente che, se si ripetesse domenica una simile affluenza ai seggi, ci sarebbe un'immagine deformata della rappresentanza politica a tutti i livelli e quindi anche nei consigli comunali che sono sempre stati un banco di prova determinante nella storia delle democrazie. Complicato, anche se formalmente legittimo, difendere la governabilità assicurata dal 25 per cento di un corpo elettorale che si presenta al 50 per cento alle urne. Siamo alle maggioranze del 12,5 dei potenziali elettori! 


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COMMENTI
03/06/2016 - Poteri (allora) forti (marco nocetti)

'La casta' fu il titolo di un libro della premiata ditta Stella & Rizzo, giornalisti del Corriere della Sera che sul giornale scrissero prima e poi decine di articoli sull'argomento. Mi pare evidente che fra i molti che hanno contribuito a delegittimare la politica un posto va riservato ai poteri (che allora erano o credevano di essere) forti, assai ben rappresentati dal e nel CdS, che avevano ritenuto che la fase storica fosse quella giusta per passare dall'essere al servizio dei politici ad averli al loro servizio. E se si vuole avere qualcuno al proprio servizio bisogna che questi sia debole.