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REFERENDUM COSTITUZIONE/ Che fine farà il presidente del Senato?

Pubblicazione:domenica 5 giugno 2016

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Appare difficilmente controvertibile, alla luce di tutto ciò, la sensazione che il Presidente del nuovo Senato sia quanto meno avviato a vedersi retrocedere di qualche posizione nella gerarchia delle alte cariche dello Stato. Ma anche ammesso che questo non disturbi più di tanto, rimane da verificare se il disegno di revisione sia conseguente con le premesse da esso stesso poste. E proprio a questo proposito sembra emergere un dubbio.

La riforma, è noto, abbandona il modello della funzione legislativa esercitata collettivamente dalle due Camere, ispirandosi a una logica ben diversa, incentrata su una pluralità di procedimenti (bicamerale in certi casi; monocamerale, per così dire, ordinario, in altri; monocamerale particolare in altri ancora, ecc.).

A parte il dubbio che ciò sia realmente in grado di snellire e semplificare la produzione delle leggi, dal momento che è lo stesso testo di riforma che pare a un certo punto dubitarne (il nuovo articolo 70 prospetta, seppur timidamente, "le eventuali questioni di competenza"), non senza qualche sorpresa si scopre come si immagina di porvi rimedio: una decisione d'intesa tra i Presidenti delle Camere.

Come se, poste quelle premesse, potesse davvero trattarsi di deliberazione frutto di un concorso "equilibrato" fra le due figure, in grado di offrire, lì, una sintesi bilanciata e rispettosa alle complesse questioni di competenza che con ogni probabilità affaticheranno i lavori dei due rami del futuro Parlamento.



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