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Politica

RISULTATI AMMINISTRATIVE 2016/ Due sconfitti e un vincitore

Virginia Raggi (Foto dal web)Virginia Raggi (Foto dal web)

Il Partito democratico sta attraversando una fase quanto mai critica, perché, al di là di una minoranza inconsistente negli organismi dirigenti, non è più credibile in tanta parte della sua base. Coniugare, con molta sbrigatività, "l'attualità delle lezioni del leninismo", come diceva Enrico Berlinguer nel 1980, con la lezione di Tony Blair e Bill Clinton (con pure epinici o incomprensioni per la svolta finanziaria), finendo nell'attuale bailamme della socialdemocrazia europea, con in più un' ascendente di cattolicesimo tendente a sinistra, è un'impresa difficile, che di fatto aveva già punito i tentativi delle coalizioni di Romano Prodi, di Massimo D'Alema e del tuttologo Walter Veltroni. Il centrosinistra, di fatto, anche in chiave renziana, con pure l'appoggio di Denis Verdini resta sempre bloccato.

In più, Renzi ha una fretta nevrastenica e non dimostra mai l'impressione del "rottamatore". In più si rimangia le promesse e non ha una linearità di comportamenti. Alla fine di questa prima tornata di amministrative si trova in difficoltà a Torino; in problematica partita a Milano, dove Giuseppe Sala dovrà affrontare un ballottaggio al cardiopalma con Stefano Parisi; in perdita sanguinosa (c'è pure in ballo il ballottaggio) a Roma e nell'inconsistenza politica elettorale a Napoli. Questa giornata del 5 giugno, anche se lui la relegherà tra le "cose che non contano", Renzi non se la ricorderà come un happy day. L'immagine del Pd barricato, in questo momento della notte, all'interno della sede del Nazareno, è la migliore immagine attuale dello stato di questo partito che avrebbe l'obiettivo di diventare il partito della nazione.

C'è un terzo elemento da esaminare ancora. L'astensionismo, la disaffezione al voto che si vede in molte città soprattutto quelle grandi. Votano in meno a Bologna, a Milano, a Torino, a Napoli. Se non è un crollo di partecipazione, è una erosione lenta e inevitabile che, secondo alcuni benpensanti e ottimisti, "ci metterebbe in linea con i paesi democratici maturi". Peccato che questi benpensanti — ma scarsamente infornati — si dimentichino che in Inghilterra e in America prima di avere diritto al voto bisogna pure iscriversi alle liste elettorali e vi sia una partecipazione più articolata alla vita pubblica e politica che l'Italia ha ormai definitivamente perduto.

E' vero che le democrazia rappresentativa, l'unica che ha garantito libertà e benessere nella storia, sia in crisi. Ma paragonare la crisi italiana a quella di altre grandi democrazie di antica tradizione è un esercizio autoconsolatorio che non porta da nessuna parte.

 

PS. Una piccola dedica a Silvio Berlusconi e alle sue strane operazioni romane. Alla fine, solo lui potrebbe impedire e Giorgia Meloni di arrivare al ballottaggio. Lasciamo perdere il merito della questione, che non ci interessa, ma come politico, Berlusconi dovrebbe fare una scelta finale: comprarsi una squadra di "polo" e dedicarsi finalmente al giardinaggio. I problemi di soldi li ha risolti tutti.

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COMMENTI
06/06/2016 - I soldi non bastano mai (ALBERTO DELLISANTI)

Berlusconi tiene famiglia (famiglie!) Cinque figli, due mogli, la femme Pascale. Deve continuare a militare pro domo sua. E' l'unica militanza che ormai gli interessa. Oltre a non avere capacità alcuna di mettere sotto controllo l'ego smisurato che gli dice che lui è essenziale al buon destino dell'Italia. Il che è l'esatto contrario della dura verità. A Roma ha approfittato di una iniziale incertezza di Giorgia Meloni per scaricare il Marchini che lui diceva di prediligere. Quando Meloni e Salvini hanno rimesso le cose sulle gambe giuste, ha allora gattopardescamente scelto di appoggiare Marchini, pur di far fuori i due "insubordinati", e pur di dare l'aiutino a Renzi/Giachetti. Mentre Meloni poteva divenire una brava Sindaca italiana e romana della capitale d'Italia. Il fallimentare Berlusconi ha imprigionato il centrodestra a Roma. Ha fatto perdere voti a Forza Italia (solo il 5%!), ha portato sfortuna a Marchini (che speriamo di rivedere a non lontane primarie, insieme ad un Corrado Passera, a contendersi la leadership del dopo Arcore). Berlusconi al 20% a Milano, ma è l'unica città italiana con questo virus! Torino 4%, Napoli 7%, ecc, ecc, ecc.