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RISULTATI AMMINISTRATIVE 2016/ Quello che Renzi non poteva dirci

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

RISULTATI AMMINISTRATIVE 2016. Può darsi che, al momento, sia rincuorato dall'"effetto Zedda", il sindaco di Cagliari che passa al primo turno, ma il Matteo Renzi che appare in conferenza stampa nella sede di via del Nazareno ha un sorriso di circostanza, per nulla convincente, durante il confronto con i giornalisti nel dopo amministrative. E sotto sotto, maschera la sua inquietudine.

Ha una voglia matta di ribadire la valenza diversa del voto del referendum di ottobre sulle riforme costituzionali. Ma questa volta, con le cifre e le percentuali delle città italiane che hanno votato, che girano da tutte le parti, la recita gli riesce male, perché sa benissimo che il voto delle amministrative lo boccia sul piano nazionale. Anche se ha tutto il tempo di recuperare, il 5 giugno segna il primo scricchiolio di una marcia che pareva quella dell'Aida.

"Il Pd? — dice il premier nella veste di segretario —. Noi non siamo contenti, non siamo come gli altri che indossano il sorriso di ordinanza, volevamo fare meglio soprattutto a Napoli, dove c'è il risultato peggiore del Pd". Breve stupore generale, è solo un passaggio di convenienza per poi uscire di nuovo come "invincibile".

In realtà, il sorriso d'ordinanza lo ha stampato in faccia proprio il premier che, dopo due anni e mezzo di governo, misura sulle amministrative di oltre 1300 comuni, con importanti città italiane tra cui Roma e Milano, un'azione di governo che non convince e che fa perdere consensi al Partito democratico e che accresce una disaffezione, scambiata comodamente come "allineamento all'affluenza alle urne dei grandi paesi democratici". Buona notte e sogni d'oro.

Domenica notte, quando erano ancora in corso gli scrutini, al Nazareno c'era una di quelle riunioni barricate, probabilmente incazzose e al calor bianco, dove si doveva decidere la strategia di comunicazione. Roberto Giachetti, a una certa ora, prendeva il ciclomotore e andava via dalla sede senza rilasciare dichiarazioni. Anche il milanese Giuseppe Sala rinviava le dichiarazioni alle tre del pomeriggio di lunedì. E così faceva del resto anche la napoletana Valeria Valente, arrivata alle amministrative dopo primarie discusse e incappata nel risultato "peggiore", quello che l'ha esclusa addirittura dal ballottaggio.

E' evidente che di fronte alla situazione critica di questo Pd, che guardava con finta sufficienza al risultato delle amministrative, il segretario ha dovuto stabilire la sua linea per l'opinione pubblica, neanche fosse Walter Lippmann, e prima che qualche Guerini o qualche Serracchiani riservassero parole in libertà da lasciare annichilite le platee televisive.

Renzi, "rottamatore" e decisionista, ha imposto la linea del contrappello e del silenzio notturno, ma alla fine ha fatto la figura di un "furbacchione" preso con le mani nella marmellata. Per due motivi. Primo perché, ieri, dopo l'ammissione della delusione, il segretario del Pd riprendeva subito i suoi toni: "In tutti i casi su 1300 sindaci, il Pd ne porta quasi mille, ci siamo consolidati come comunità politica nazionale ed europea".  


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COMMENTI
07/06/2016 - Le volpi rischiano di finire in pellicceria (Carlo Cerofolini)

Renzi a forza di tirare la corda e di fare l’astuto, sta correndo il rischio che corrono tutte le volpi che è quello di finire in pellicceria e il redde rationem ci sarà il 19 giugno.

 
07/06/2016 - Da rottamatore...... (orazio bacci)

Ha finito quasi per autorottamarsi lui.