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Politica

AMMINISTRATIVE 2016/ Folli: Renzi, non sono elezioni di serie B

Il vero contraccolpo per Matteo Renzi è arrivato da Napoli. Per STEFANO FOLLI Renzi deve cambiare registro, cominciando dal partito. Dividere di meno e unire di più

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Il vero contraccolpo per Matteo Renzi è arrivato da Napoli. Forse in pochi lo hanno sottolineato, assorbiti dalle analisi più generali sul voto delle amministrative, con le partite in corso di Roma e Milano, con le parziali sorprese di Bologna e Torino, disabituate al ballottaggio. Ma non raggiungere nemmeno il confronto finale, essere esclusi dal ballottaggio, essere battuti anche dal "riciclato" Gianni Lettieri, diventando un partito quasi marginale, in una città che è la capitale del sud e che sembra completamente in mano a Luigi de Magistris, personaggio che interpreta tutti i caratteri dell'anti-sistema, è un fatto spiacevole, un risultato che il segretario del Pd proprio non si aspettava. Anche perché lì Renzi aveva scelto, di fatto, il suo candidato, Valeria Valente, che è uscita con le ossa rotte dalle urne e che ora attende il commissariamento della federazione napoletana. A mettere in risalto questo aspetto è Stefano Folli, analista politico di grande esperienza, ex direttore del Corriere della Sera, attuale editorialista di Repubblica.

Scusi Folli, a suo parere Renzi era consapevole del rischio Napoli?

Sì, credo che ne fosse consapevole, ma sperava che andasse diversamente. Del resto sapeva benissimo che la tornata elettorale di queste amministrative non era affatto facile. Francamente non ho compreso perché abbia quasi snobbato, per molto tempo, queste elezioni per inserirsi subito nella campagna referendaria di ottobre sulle riforme costituzionali.

Quello è l'appuntamento che lui ritiene decisivo.

"Non voglio mettere in dubbio questo, ma il presidente del Consiglio, che è anche segretario del Pd, non può trattare le elezioni dei sindaci come una consultazione di serie B. Un errore, che io credo sia dovuto in parte al suo temperamento. E poi alla sua idea di nuova politica, dove il partito viene dopo la figura del leader.

Certamente, in questa occasione, Matteo Renzi non ha dato l'immagine del leader che è sempre in ascesa, destinato ai grandi mutamenti.

Non c'è dubbio che questi risultati siano il segno di un passaggio complicato, per alcuni versi anche difficile. Tuttavia non mi pare che qualcosa sia già compromesso. Come ci insegnano gli osservatori dei sistemi elettorali, i ballottaggi sono tutta un'altra storia, una partita che comincia da capo. Un'altra partita, dove anche chi al momento ha meno voti può far valere le sue chances.

Resta il punto centrale della questione che, per ora, non esistono alternative al leader del Pd e presidente del Consiglio.

Al momento questo è vero; come è anche vero che però, a lungo andare, le alternative si trovano, si creano. Matteo Renzi dovrebbe fare più attenzione a come si muove. E' ancora al centro di una situazione che è tutto sommato stabile, può parlare di una delusione contenuta, ma io mi chiedo perché non cerchi di ricucire le divisioni che si sono create nel suo partito. Perché non cerchi almeno di stabilire una dialettica costruttiva, che non allontani al momento del voto persone che non si riconoscono con la sua politica ma soprattutto con le sue dichiarazioni perentorie.

Ma Renzi ha un po' abituato tutti a muoversi tra contrapposizioni dure. Questo avviene anche nel partito, dove dovrebbe guadagnare posizioni nuove, magari al centro e nella destra moderata, ma non perdere tante posizioni a sinistra. 


COMMENTI
08/06/2016 - La stessa minestra o salti dalla finestra? (claudia mazzola)

Il popolo che vota, invece di essere a favore con chi governa fa voto di protesta, sempre! Sarà una storia infinita a sfavore dell'Italia.