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SPILLO/ Chi "ha fatto" Renzi ora minaccia di distruggerlo

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La foga avocatrice del giovane leader ha disintermediato le articolazioni territoriali del Pd e si è rivolta direttamente al corpo elettorale, totalizzando però nel primo turno delle amministrative uno smacco con pochi precedenti, che si quantifica in un rotondo 22% di consensi perduti.

Contemporaneamente, alla prova della Consulta, Renzi sa di non poter contare pienamente sulla solidarietà dei suoi uomini negli enti locali. Se i giudici costituzionali si pronunciano a favore dei Comuni su una questione cruciale come quella dei trasferimenti finanziari dal centro alla periferia, costringendo così il governo a riscrivere la norma certamente sforzandosi di trovare il modo per aggirare i rilievi della Corte senza rinunciare ai risparmi (ben 7,2 miliardi!) ormai contabilizzati nei bilanci pubblici, ebbene: si può star sicuri che i Comuni non agevoleranno l'opera al governo, nemmeno quelli di sinistra, neanche quelli guidati da gente nei secoli fedele come Piero Fassino a Torino.

Il territorio che, nel distretto fiorentino, ha coltivato il fiore di serra Renzi, è lo stesso potente fattore che oggi lo minaccia sia sul piano strettamente politico-elettorale, con le sconfitte brucianti di Napoli e Roma e con il rischio concreto della sconfitta milanese; sia sul piano delicatissimo della finanza pubblica.

E del resto, proprio su quest'ultimo piano, gli enti locali un'altra battaglia - se non la guerra: speriamo! - l'hanno già vinta ottenendo la sostanziale stasi di una spending review ormai giunta proprio sulla porta dei Comuni. Già, perché nei piani originari delle ottimizzazioni della spesa pubblica promesse nel programma del Pd da Renzi, sarebbe giunta ormai l'ora di spazzare via la miriade di inefficienti e scialacquatrici centrali d'acquisto locali, obbligandole a concentrarsi in appena una trentina, tutte modellate sulle regole operativi e i parametri della romanissima (ed efficiente) Consip. Ma da quest'orecchio sindaci e governatori non ci sentono e, a prescindere dal colore, stanno in ogni modo difendendo la loro autonomia di spesa.

L'altro fronte su cui il programma del governo segna il passo è quello del disboscamento delle 9000 società municipali, in troppi casi pure e semplici sacche di parassitismo: ma anche qui, non c'è comune militanza di partito che tenga di fronte alla determinazione della maggior parte dei sindaci di tenersi ben strette queste zone franche di sottopotere.

Dunque se il territorio ha fatto Renzi, oggi lo stesso territorio minaccia di distruggerlo. Lui è troppo furbo per non saperlo perfettamente. Da gran giocatore qual è, ha tentato il bluff, ma la sconfitta elettorale gli è suonata come un campanello d'allarme. E la batosta della Consulta è stata solo la ciliegina sulla torta del "male oscuro" del Renzi leader nazionale.

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COMMENTI
09/06/2016 - commento (francesco taddei)

i sindaci che difendono l'autonomia di spesa difendono le mazzette, il debito e le tasse. senza se e senza ma.