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SCENARIO/ Renzi, le tappe della crisi e il "ritorno" a Berlusconi

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Matteo Renzi con Piero Grasso e Sergio Mattarella (LaPresse)  Matteo Renzi con Piero Grasso e Sergio Mattarella (LaPresse)

Aveva minacciato lanciafiamme, dimissioni e elezioni anticipate, ma dopo il colloquio con il capo dello Stato Matteo Renzi accetta di trattare: l'Italicum si può modificare e il referendum si potrebbe spacchettare.
La destabilizzazione di Renzi dipende dal fatto che il Pd del 2014 al 41 per cento, dopo le elezioni del 5-19 giugno, non c'è più e, di conseguenza, ciò che è stato costruito in questi due anni ritenendo quel risultato irreversibile (e aumentabile) — in particolare: legge elettorale con premio alla lista di partito e maggioranza senza Berlusconi garantendo ai transfughi la rielezione — non ha più un aspetto marmoreo.
Per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana la maggioranza di governo non ha riscontro nel voto delle principali aree metropolitane: la coalizione che regge Renzi a Palazzo Chigi nelle grandi città o è sconfitta o è inesistente.
La sera del 19 giugno — da Napoli a Roma e Torino — la vittoria di de Magistris, Raggi e Appendino disegnava una "piazza greca". Il Pd reggeva a Milano e a Bologna solo grazie all'apporto di chi è all'opposizione del governo in Parlamento (i bolognesi di Sel e la sinistra di Basilio Rizzo a Milano) e del segretario del Pd nel partito (la sinistra di Pisapia e Majorino a Palazzo Marino e il sindaco bersaniano appoggiato dalla lista prodiana a Bologna).
A ciò si aggiunge l'indebolimento dell'architettura bipolare di Renzi (che è alla base dell'Italicum e di come in questi due anni il Pd si è mosso in Parlamento con maggioranze variabili). E' cioè emerso il fenomeno di massa di un elettorato estremista di destra (Lega e Fratelli d'Italia) capace di votare per i candidati Cinque Stelle. Il Pd rischia di perdere una posizione di "centralità tolemaica" e nel segreto dell'urna si assiste a una "rivoluzione copernicana" che vede gli estremismi di destra e di sinistra allearsi per batterlo. L'Italicum è diventato quindi un gioco d'azzardo ("O la va o la spacca") e l'establishment che sostiene Renzi (come l'editore Carlo De Benedetti) ne chiede la modifica e non è più disposto a seguire il premier a occhi chiusi.
Lo stato di fibrillazione è inevitabile: mentre alle europee del 2014 Renzi era il doppio di Grillo, ora sono a pari merito. Quanti posti è in grado di garantire Renzi agli alleati nel prossimo Parlamento? I conti sono presto fatti dai diretti interessati, i voti di fiducia diventano più costosi e a rischio e si riaprono le porte di Arcore.
La caduta del progetto di fare del Pd il cosiddetto "Partito della Nazione" con oltre il 40 per cento è dovuta anche alla rottura del "patto del Nazareno". L'alleanza "istituzionale" con Berlusconi in un quadro di crisi del centro-destra facilitava un travaso di voti dall'elettorato moderato a favore del "rottamatore" per contrastare l'irrompere di Beppe Grillo.


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COMMENTI
11/07/2016 - Sig. Ruggiero la vita non è di m...a (claudia mazzola)

Stamattina nel giardino è spuntato un fiore per me, glielo regalo. Il mondo politico è così, non si arrabbi. Io quando sono di umore nero corro a messa, se vuole ci vada, fa bene!

 
11/07/2016 - italia taroccata (RUGGIERO DAMBRA)

signori e signori voi fate i comodi vostri i partiti fanno e disfano quello giusto o quello che sbagliato chi soffre in questo mondo è sempre la povera gente che non riesce più a capire dove la strada che porta libertà e serenità per vivere questa vita di merda che poi i vinti sono i soliti magnacci di qualsiasi partito le prossime votazioni andranno soli solo i politici e magnacci. VERGOGNA..........DOVUNQUE SIATE.