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REFERENDUM/ "Ecco perché portiamo Renzi in tribunale"

Pubblicazione:martedì 12 luglio 2016 - Ultimo aggiornamento:giovedì 14 luglio 2016, 16.16

LaPresse LaPresse

Sì. La riforma della Costituzione è materia tipicamente parlamentare, non di governo. Nelle proposte di riforma precedenti (Bozzi, De Mita-Iotti, D'Alema) furono approvate delle leggi costituzionali apposite, per costituire quelle commissioni parlamentari che avrebbero dovuto presentare al parlamento delle proposte di revisione costituzionale da sottoporre a referendum ex articolo 138; ciò perché l'articolo 138 è sempre stato inteso come destinato a modifiche parziali, incrementali, non a cambiamenti a suon di venti, trenta, quaranta articoli alla volta. Si inaugurava il ricorso a un procedimento speciale, ma almeno in quel modo la politica riconosceva che cambiare la Carta non era materia governativa bensì parlamentare.

 

L'opposto di quanto avvenuto adesso: la riforma è di iniziativa del governo.

Il metodo è divenuto più spiccio: una macroriforma approvata a maggioranza assoluta (e non più dei due terzi, ndr) che si conclude in un referendum che, invece di mettere chi vota in condizione di accettare alcune riforme e respingerne altre, affastella tutto in una congerie di materie disparate. Non c'è da sorprendersi se tutto questo si traduce in un voto di fiducia nei confronti del governo, un voto in cui l'oggetto della fiducia, torno a dire, non è più il merito della legge, ma il rapporto fiduciario.   

 

Il vostro atto di citazione contiene, in modo implicito, la proposta di uno "spacchettamento" del quesito in più quesiti su punti specifici?

In modo implicito, sì. Noi però non ci siamo posti il problema di essere pro o contro il governo. Questo è un modo superficiale di porre la questione, perché quelli che dicono di non volerlo e di voler votare il quesito così com'è per mandare a casa Renzi, politicamente parlando fanno un errore di avventurismo uguale e contrario a quello del capo del governo. Politicamente può avere un senso; non ce l'ha però dal punto di vista della salvaguardia costituzionale della mia libertà di voto.

 

Dove sta l'errore che dice?

Nel trattare l'elettorato come "bestiame da voto", "voting cattle", per dirla con Arthur Bentley.

 

Ci sono precedenti, per quanto riguarda la compressione della libertà del diritto di voto?

Ce ne sono, e li citiamo tutti. Nel 1977 fu presentato un referendum per l'abrogazione di ben 97 articoli del codice penale, ma la Corte costituzionale lo dichiarò inammissibile perché il referendum, per sua natura, dev'essere su materia omogenea e lo stesso fece qualche anno dopo in materia di caccia e pesca. Con questa motivazione, che vorrei citare: la richiesta di referendum su due materie distinte (caccia e pesca) "preclude all'elettore che sia favorevole all'abrogazione di una sola fra le due ipotesi normative di operare una scelta fra di esse, confondendolo, e di conseguenza incidendo sulla libertà del diritto di voto".   

 

Quindi è innanzitutto una preoccupazione civile che vi ha spinto a fare causa?

Sì. Lo definirei un atto di cittadinanza.   

 

Ora quali potrebbero essere gli sviluppi?


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COMMENTI
12/07/2016 - Riflessione complementare (ALBERTO DELLISANTI)

Nel frattempo ho letto la notevole intervista a Roberto Calderoli (EX Porcellum, ormai NO Porcellum). Spero che in ulteriore scritto del Sussidiario si possa approfondire il decisivo aspetto della tempistica che comporterebbe l'ottenere lo spacchettamento. Se la tempistica è lunga, ci si troverebbe ad un bivio. Privilegiare lo spacchettamento pur se farebbe rinviare tutto nel tempo (con ciò fornendo ipotizzata chance a Renzi-Boschi oggi in difficoltà). Oppure privilegiare il referendum come già istituito (ad ottobre) nella speranza della vittoria del NO. Vittoria che farebbe bene a tutti. Agli italiani per scampata "riforma" davvero mal fatta. Ma anche a Renzi, di cui auspicherei che rimanesse al suo attuale posto, avendo fatto un bagno di realtà. Bagno che lo ripulisca delle pesanti scorie della politica personalistica, di potere, che lui conduce. Lasciando venire a galla, se c'è, lo statista al quale in tanti pensammo.

 
12/07/2016 - Una discussione non fra specialisti (Franco Labella)

Ringrazio Dellisanti per l'attenzione dedicata al mio commento ma non condivido la sua idea che ragionare su questo debba tradursi in un dibattito fra c.d. specialisti. Io sostengo il contrario: che se ci fossero conoscenze diffuse (di qui la mia decennale battaglia per lo studio del Diritto a scuola) fra i cittadini comuni sarebbe possibile esprimere un giudizio motivato. L'indole del docente mi spinge perciò a provare ad allargare il campo della motivazione contro lo spacchettamento come ipotesi impraticabile in concreto. Non serve essere esperti in questioni giuridiche per avere presente che, trattandosi di una riforma su un testo esistente (la Costituzione), i cambiamenti apportati sono su testi già scritti (gli articoli da modificare o integrare) e non su testi scritti ex-novo. Che significa in concreto? Che se si spezzettano le parti da sottoporre al giudizio degli elettori il possibile mosaico di Si e No potrebbe portare, a referendum svolto, a testi monchi, incompleti o addirittura incompatibili tra le parti eventualmente approvate e quelle eventualmente bocciate. Dellisanti ha svolto una funzione meritoria di cui lo ringrazio molto: quello di avere dato seguito (e magari avvio) a possibili ulteriori commenti di lettori comuni e non specialisti. Come dico e scrivo da tempo il valore aggiunto ad un sito pregevole e ormai con largo seguito (ho visto una schermata del sito qualche sera fa su LA7) come ilSussidiario è proprio la possibilità dei commenti

 
12/07/2016 - Sullo spacchettamento (ALBERTO DELLISANTI)

Il Professor Labella adduce la ragione (una ragione) per sostenere l'incompatibilità secondo lui (con l'articolo 138 della Costituzione) dello spacchettamento del bazar di cose così diverse tra loro, riunite in mucchio dal duo Renzi-Boschi, mucchio che si desidererebbe da più parti separare, secondo gli ordini diversi delle cose affastellate, che comportano tra l'altro un giudizio variabile di conferma, oppure di disconferma, in base ai distinti argomenti che si trovano, al contrario, in un gran mescolone, nel referendum renzian-boscoso. Sicché bisogna fornire un NO o un SI' ad un "pacchetto prendere o lasciare" (in poche parole, approvare, o rigettare, un gradimento nei confronti non di materia legislativa, ma del presidio governativo esercitato da Renzi/Boschi). Non ho la possibilità di dibattere con il Professore, perché sono profano nelle materie giuridiche. Sarebbe bello che in altro articolo del Sussidiario, un altro esperto (del gruppo dell'avvocato Tani, piuttosto che altro Docente nel mondo giurisprudenziale) confrontasse un punto di vista diverso, con quello di cui si fa invece portatore Labella.

 
12/07/2016 - Lo spacchettamento è una invenzione (Franco Labella)

Voterò convintamento NO al referendum costituzionale. Altrettanto convintamente mi permetto di far osservare che, a mio parere, lo spacchettamento è incompatibile con la lettera dell'art. 138 della Costituzione. Non si è spacchettato nel 2006 quando il popolo bocciò il cambiamento di oltre 50 articoli della Costituzione con la riforma costituzionale berlusconiana. Perchè mai 10 anni dopo dovremmo innovare, a posteriori, la modalità di voto referendario? Se si vuole abolire il CNEL in sei mesi si approva persino all'unanimità il cambiamento della norma costituzionale che ne ha previsto esistenza e ruolo. Se si vuole abolire il Senato (così come avrebbe auspicato la tradizione monocameralista della sinistra evocata da Renzi) ci si conta in Parlamento e si valutano le posizioni dei partiti. Ho appena sentito in un dibattito a Coffe Break un sostenitore del SI' (on Mirabelli, PD) sostenere che la riforma Renzi Boschi avrebbe il merito di riportare il decreto legge a strumento eccezionale.Do' una notizia all'onorevole Mirabelli: l'art. 77 dell'attuale Costituzione non modificata prevede esattamento quello che lui si aspetta ad ottobre. Magari studiarla prima la Costituzione (anche a scuola dove la Giannini non vuole farla studiare come la Gelmini) on. Mirabelli eliminerebbe almeno le figuracce. Le "invenzioni" non sostenute dalla norma in campo giuridico fanno più male che bene. Con tutto il rispetto per Besostri e coll. che pure hanno il merito di aver impallinato il Porcellum.