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REFERENDUM/ "Ecco perché portiamo Renzi in tribunale"

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I tempi della citazione ordinaria sono abbastanza lunghi, la nostra intenzione è di inserire nell'ambito del procedimento ordinario un procedimento di urgenza perché il tribunale di Milano rimetta alla Corte costituzionale possibilmente prima dell'indizione del referendum.

 

Lei parlava di un "atto di cittadinanza", intendendo con questo la preoccupazione di salvaguardare una libertà fondamentale, quella del diritto a votare consapevolmente. Il confronto politico però è molto aspro, Renzi non sembra intenzionato a tornare indietro sul referendum né a "spacchettarlo".

La cosiddetta "personalizzazione" è solo l'altra faccia, soggettiva, della scelta deliberatamente plebiscitaria. Nel maggio del '47 cadde il governo di unità nazionale, nel dicembre dello stesso anno venne approvata la Costituzione. Tra coloro che vi apposero la propria firma c'erano divisioni ideologiche molto più profonde di quelle di oggi. Ma quello era tempo di partiti veri, intelligenze collettive con un respiro e orizzonti politici. Erano ideologicamente agli antipodi, però avevano in comune la vocazione a tenere unita la comunità nazionale. Oggi, al massimo, abbiamo davanti aziende, "ditte" o blog.

 

E la governabilità? Va a farsi benedire?

La governabilità — di cui a parlare per primo non è stato Renzi, ma Nenni nel '45 — è capacità politica di mediazione con la società; non è un fatto numerico, anzi guai a pensare di poterla produrre artificialmente, a maggior ragione quando la società è ancora più divisa. La capacità di governare è come il coraggio di don Abbondio, se non ce l'hai non te la puoi dare.

 

Allora che cosa bisogna fare?

Attuare la Costituzione a partire da quanto chiede all'articolo 3, dove si dice che è "compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, di fatto impediscono il pieno sviluppo della persona umana". In quel "di fatto" c'è tutto quello che si deve fare. La domanda diventa: se i più deboli non hanno la rappresentanza, in che modo attuare quel principio?

 

E nel frattempo?

Nel frattempo c'è un ceto politico che vuole mettersi al riparo dal principio di rappresentanza e cambiare la Costituzione e le leggi elettorali avendo di mira solo la propria conservazione, riproduzione e legittimazione.

 

(Federico Ferraù)

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COMMENTI
12/07/2016 - Riflessione complementare (ALBERTO DELLISANTI)

Nel frattempo ho letto la notevole intervista a Roberto Calderoli (EX Porcellum, ormai NO Porcellum). Spero che in ulteriore scritto del Sussidiario si possa approfondire il decisivo aspetto della tempistica che comporterebbe l'ottenere lo spacchettamento. Se la tempistica è lunga, ci si troverebbe ad un bivio. Privilegiare lo spacchettamento pur se farebbe rinviare tutto nel tempo (con ciò fornendo ipotizzata chance a Renzi-Boschi oggi in difficoltà). Oppure privilegiare il referendum come già istituito (ad ottobre) nella speranza della vittoria del NO. Vittoria che farebbe bene a tutti. Agli italiani per scampata "riforma" davvero mal fatta. Ma anche a Renzi, di cui auspicherei che rimanesse al suo attuale posto, avendo fatto un bagno di realtà. Bagno che lo ripulisca delle pesanti scorie della politica personalistica, di potere, che lui conduce. Lasciando venire a galla, se c'è, lo statista al quale in tanti pensammo.

 
12/07/2016 - Una discussione non fra specialisti (Franco Labella)

Ringrazio Dellisanti per l'attenzione dedicata al mio commento ma non condivido la sua idea che ragionare su questo debba tradursi in un dibattito fra c.d. specialisti. Io sostengo il contrario: che se ci fossero conoscenze diffuse (di qui la mia decennale battaglia per lo studio del Diritto a scuola) fra i cittadini comuni sarebbe possibile esprimere un giudizio motivato. L'indole del docente mi spinge perciò a provare ad allargare il campo della motivazione contro lo spacchettamento come ipotesi impraticabile in concreto. Non serve essere esperti in questioni giuridiche per avere presente che, trattandosi di una riforma su un testo esistente (la Costituzione), i cambiamenti apportati sono su testi già scritti (gli articoli da modificare o integrare) e non su testi scritti ex-novo. Che significa in concreto? Che se si spezzettano le parti da sottoporre al giudizio degli elettori il possibile mosaico di Si e No potrebbe portare, a referendum svolto, a testi monchi, incompleti o addirittura incompatibili tra le parti eventualmente approvate e quelle eventualmente bocciate. Dellisanti ha svolto una funzione meritoria di cui lo ringrazio molto: quello di avere dato seguito (e magari avvio) a possibili ulteriori commenti di lettori comuni e non specialisti. Come dico e scrivo da tempo il valore aggiunto ad un sito pregevole e ormai con largo seguito (ho visto una schermata del sito qualche sera fa su LA7) come ilSussidiario è proprio la possibilità dei commenti

 
12/07/2016 - Sullo spacchettamento (ALBERTO DELLISANTI)

Il Professor Labella adduce la ragione (una ragione) per sostenere l'incompatibilità secondo lui (con l'articolo 138 della Costituzione) dello spacchettamento del bazar di cose così diverse tra loro, riunite in mucchio dal duo Renzi-Boschi, mucchio che si desidererebbe da più parti separare, secondo gli ordini diversi delle cose affastellate, che comportano tra l'altro un giudizio variabile di conferma, oppure di disconferma, in base ai distinti argomenti che si trovano, al contrario, in un gran mescolone, nel referendum renzian-boscoso. Sicché bisogna fornire un NO o un SI' ad un "pacchetto prendere o lasciare" (in poche parole, approvare, o rigettare, un gradimento nei confronti non di materia legislativa, ma del presidio governativo esercitato da Renzi/Boschi). Non ho la possibilità di dibattere con il Professore, perché sono profano nelle materie giuridiche. Sarebbe bello che in altro articolo del Sussidiario, un altro esperto (del gruppo dell'avvocato Tani, piuttosto che altro Docente nel mondo giurisprudenziale) confrontasse un punto di vista diverso, con quello di cui si fa invece portatore Labella.

 
12/07/2016 - Lo spacchettamento è una invenzione (Franco Labella)

Voterò convintamento NO al referendum costituzionale. Altrettanto convintamente mi permetto di far osservare che, a mio parere, lo spacchettamento è incompatibile con la lettera dell'art. 138 della Costituzione. Non si è spacchettato nel 2006 quando il popolo bocciò il cambiamento di oltre 50 articoli della Costituzione con la riforma costituzionale berlusconiana. Perchè mai 10 anni dopo dovremmo innovare, a posteriori, la modalità di voto referendario? Se si vuole abolire il CNEL in sei mesi si approva persino all'unanimità il cambiamento della norma costituzionale che ne ha previsto esistenza e ruolo. Se si vuole abolire il Senato (così come avrebbe auspicato la tradizione monocameralista della sinistra evocata da Renzi) ci si conta in Parlamento e si valutano le posizioni dei partiti. Ho appena sentito in un dibattito a Coffe Break un sostenitore del SI' (on Mirabelli, PD) sostenere che la riforma Renzi Boschi avrebbe il merito di riportare il decreto legge a strumento eccezionale.Do' una notizia all'onorevole Mirabelli: l'art. 77 dell'attuale Costituzione non modificata prevede esattamento quello che lui si aspetta ad ottobre. Magari studiarla prima la Costituzione (anche a scuola dove la Giannini non vuole farla studiare come la Gelmini) on. Mirabelli eliminerebbe almeno le figuracce. Le "invenzioni" non sostenute dalla norma in campo giuridico fanno più male che bene. Con tutto il rispetto per Besostri e coll. che pure hanno il merito di aver impallinato il Porcellum.