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Politica

REFERENDUM/ "Ecco perché portiamo Renzi in tribunale"

Presso il Tribunale di Milano è depositato un atto di citazione contro il presidente del Consiglio e i promotori del referendum. Parla l'avvocato CLAUDIO TANI, firmatario con Bozzi e Zecca

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Altro che diretta Facebook: Renzi dovrà difendere il suo referendum in tribunale. Mentre tutti parlano di "spacchettamento" (Renzi, intervistato dal Corriere della Sera, ieri ha detto no a questa ipotesi: "Il referendum non è un menu à la carte"), presso il Tribunale di Milano è depositato un atto di citazione firmato dagli avvocati Claudio Tani, Aldo Bozzi, Ilaria Tani ed Emilio Zecca. Gli stessi che (con Besostri) tre anni fa ottennero la vittoria contro il Porcellum. Come allora, anche questa volta il giudice potrebbe rimettere la questione di incostituzionalità alla Consulta. "La disomogeneità e la varietà del contenuto della legge costituzionale non consentono al cittadino di esercitare liberamente il proprio diritto di voto" spiega Tani al sussidiario.

Avvocato Tani, partiamo dal titolo della legge costituzionale: "Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione". Cosa troverà invece l'elettore sulla scheda?

Il quesito, depositato in Cassazione, premette la domanda rivolta agli elettori: "Approvate voi il testo della legge 'Disposizioni…' eccetera? seguita dall'opzione Sì/No. E qui, per noi, cominciano i problemi.

Che cosa non va bene?

Il quesito è ingannevole fin dal titolo, perché mette insieme qualcosa come 42 articoli della Costituzione che riguardano materie completamente diverse. L'elettore può essere teoricamente favorevole alla soppressione del Cnel, ma non essere affatto a favore del nuovo bicameralismo. Oppure, potrebbe essere favorevole a ridurre il numero dei parlamentari, ma anche a lasciare il titolo V così com'è.

Nella citazione voi lo definite "cumulo indifferenziato di proposte di riforma". Questo che cosa comporta?

Comporta che la disomogeneità e la varietà del contenuto della legge costituzionale non consentono al cittadino di esercitare liberamente il proprio diritto di voto. Non si può votare con un Sì o con un No un "pacchetto" di proposte di modifica così complesse e differenziate, senza violare la libertà di scelta.

Violare, ha detto?

Proprio così: senza comprimere quella libertà di determinazione dell'elettore garantita dall'articolo 48 della Costituzione e tutelata dalla Corte costituzionale con il divieto di quesiti referendari a scelta multipla.

Cosa succede in pratica davanti a un quesito come quello sulla riforma voluta dall'attuale governo?

Succede che io, cittadino, sarei tentato di dire: mettiamo un bel Sì o un No a quello che il governo mi chiede sul punto — anzi, diciamo pure: a quello che identifica come suo programma politico. Un Sì o un No senza entrare nel merito, visto che questo ammette risposte potenzialmente opposte nell'ambito del medesimo quesito.

Quindi non solo si limita la libertà di voto e la sovranità popolare, ma si chiede un Sì o un No in blocco al governo: un plebiscito, insomma.


COMMENTI
12/07/2016 - Riflessione complementare (ALBERTO DELLISANTI)

Nel frattempo ho letto la notevole intervista a Roberto Calderoli (EX Porcellum, ormai NO Porcellum). Spero che in ulteriore scritto del Sussidiario si possa approfondire il decisivo aspetto della tempistica che comporterebbe l'ottenere lo spacchettamento. Se la tempistica è lunga, ci si troverebbe ad un bivio. Privilegiare lo spacchettamento pur se farebbe rinviare tutto nel tempo (con ciò fornendo ipotizzata chance a Renzi-Boschi oggi in difficoltà). Oppure privilegiare il referendum come già istituito (ad ottobre) nella speranza della vittoria del NO. Vittoria che farebbe bene a tutti. Agli italiani per scampata "riforma" davvero mal fatta. Ma anche a Renzi, di cui auspicherei che rimanesse al suo attuale posto, avendo fatto un bagno di realtà. Bagno che lo ripulisca delle pesanti scorie della politica personalistica, di potere, che lui conduce. Lasciando venire a galla, se c'è, lo statista al quale in tanti pensammo.

 
12/07/2016 - Una discussione non fra specialisti (Franco Labella)

Ringrazio Dellisanti per l'attenzione dedicata al mio commento ma non condivido la sua idea che ragionare su questo debba tradursi in un dibattito fra c.d. specialisti. Io sostengo il contrario: che se ci fossero conoscenze diffuse (di qui la mia decennale battaglia per lo studio del Diritto a scuola) fra i cittadini comuni sarebbe possibile esprimere un giudizio motivato. L'indole del docente mi spinge perciò a provare ad allargare il campo della motivazione contro lo spacchettamento come ipotesi impraticabile in concreto. Non serve essere esperti in questioni giuridiche per avere presente che, trattandosi di una riforma su un testo esistente (la Costituzione), i cambiamenti apportati sono su testi già scritti (gli articoli da modificare o integrare) e non su testi scritti ex-novo. Che significa in concreto? Che se si spezzettano le parti da sottoporre al giudizio degli elettori il possibile mosaico di Si e No potrebbe portare, a referendum svolto, a testi monchi, incompleti o addirittura incompatibili tra le parti eventualmente approvate e quelle eventualmente bocciate. Dellisanti ha svolto una funzione meritoria di cui lo ringrazio molto: quello di avere dato seguito (e magari avvio) a possibili ulteriori commenti di lettori comuni e non specialisti. Come dico e scrivo da tempo il valore aggiunto ad un sito pregevole e ormai con largo seguito (ho visto una schermata del sito qualche sera fa su LA7) come ilSussidiario è proprio la possibilità dei commenti

 
12/07/2016 - Sullo spacchettamento (ALBERTO DELLISANTI)

Il Professor Labella adduce la ragione (una ragione) per sostenere l'incompatibilità secondo lui (con l'articolo 138 della Costituzione) dello spacchettamento del bazar di cose così diverse tra loro, riunite in mucchio dal duo Renzi-Boschi, mucchio che si desidererebbe da più parti separare, secondo gli ordini diversi delle cose affastellate, che comportano tra l'altro un giudizio variabile di conferma, oppure di disconferma, in base ai distinti argomenti che si trovano, al contrario, in un gran mescolone, nel referendum renzian-boscoso. Sicché bisogna fornire un NO o un SI' ad un "pacchetto prendere o lasciare" (in poche parole, approvare, o rigettare, un gradimento nei confronti non di materia legislativa, ma del presidio governativo esercitato da Renzi/Boschi). Non ho la possibilità di dibattere con il Professore, perché sono profano nelle materie giuridiche. Sarebbe bello che in altro articolo del Sussidiario, un altro esperto (del gruppo dell'avvocato Tani, piuttosto che altro Docente nel mondo giurisprudenziale) confrontasse un punto di vista diverso, con quello di cui si fa invece portatore Labella.

 
12/07/2016 - Lo spacchettamento è una invenzione (Franco Labella)

Voterò convintamento NO al referendum costituzionale. Altrettanto convintamente mi permetto di far osservare che, a mio parere, lo spacchettamento è incompatibile con la lettera dell'art. 138 della Costituzione. Non si è spacchettato nel 2006 quando il popolo bocciò il cambiamento di oltre 50 articoli della Costituzione con la riforma costituzionale berlusconiana. Perchè mai 10 anni dopo dovremmo innovare, a posteriori, la modalità di voto referendario? Se si vuole abolire il CNEL in sei mesi si approva persino all'unanimità il cambiamento della norma costituzionale che ne ha previsto esistenza e ruolo. Se si vuole abolire il Senato (così come avrebbe auspicato la tradizione monocameralista della sinistra evocata da Renzi) ci si conta in Parlamento e si valutano le posizioni dei partiti. Ho appena sentito in un dibattito a Coffe Break un sostenitore del SI' (on Mirabelli, PD) sostenere che la riforma Renzi Boschi avrebbe il merito di riportare il decreto legge a strumento eccezionale.Do' una notizia all'onorevole Mirabelli: l'art. 77 dell'attuale Costituzione non modificata prevede esattamento quello che lui si aspetta ad ottobre. Magari studiarla prima la Costituzione (anche a scuola dove la Giannini non vuole farla studiare come la Gelmini) on. Mirabelli eliminerebbe almeno le figuracce. Le "invenzioni" non sostenute dalla norma in campo giuridico fanno più male che bene. Con tutto il rispetto per Besostri e coll. che pure hanno il merito di aver impallinato il Porcellum.