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SCENARIO/ D'Alema e le banche tedesche "preparano" il governo Padoan

Pubblicazione:giovedì 14 luglio 2016

Massimo D'Alema con Pier Carlo Padoan (LaPresse) Massimo D'Alema con Pier Carlo Padoan (LaPresse)

Ma quanto può durare questa situazione europea e di conseguenza quella del governo italiano? Ormai si accumulano studi e previsioni, le ultime arrivano "fresche fresche" da Barclays e descrivono un rischio sistemico per il Portogallo, a causa delle sofferenze nel sistema bancario e del debito eccessivo di quel Paese. Quindi non sono solo le banche italiane a essere a rischio e quindi a diventare la causa del possibile disastro, su cui in seguito scaricare colpe e responsabilità.
Forse la realtà è molto più semplice, ma, per alcuni tanto più complicata da ammettere: esiste una crisi delle banche europee che è sotto gli occhi di tutti gli analisti. In Portogallo e in Italia la causa sarà quella dei crediti problematici e "incagliati", ma proprio in queste settimane il Fondo monetario ha acceso i fari sulle banche regionali tedesche, che avrebbero enormi problemi e sullo sfondo, come preoccupazione generale degli investitori e dei mercati, esiste sempre il problema della grande Deutsche Bank, che galleggia su un oceano di derivati, che molti ormai definiscono delle "scommesse a Las Vegas".
E come la perla della "virtuosa" (per eccellenza) Germania ci sono le banche di altri Paesi del Nord che, in quanto a derivati, non scherzano affatto. Ci sarebbero poi dei dettagli che, in genere, i "cantori" della nuova Wermacht economica si dimenticano quasi sempre di raccontare. Secondo dati di Mediobanca, nei colossali bilanci di Deutsche Bank e di Commerzbank ci sono titoli tossici (quindi invalutabili) rispettivamente del 51,3 per cento e del 23,4 percento del loro patrimonio netto tangibile.
Quisquilie e pinzillacchere, avrebbe detto Totò. Meno ironici, appunto, gli investitori e gli analisti, anche se ci troviamo di fronte ai cosiddetti maestri della virtù finanziaria ed economica. Sarà curioso, un giorno, leggere come è ricollegabile questa crisi bancaria europea alla Brexit, a quell'atto di "abuso della democrazia" descritto dal nostro senatore a vita professor Mario Monti e da alcuni commentatori turistici del Corriere della Sera.
Questo è lo sfondo vero su cui si giocano non solo i destini economici del continente, lasciamo perdere la nobile dizione Unione Europea, e della stessa Italia, che Matteo Renzi, da giovane "rottamatore", pensava di far ripartire in quattro e quattr'otto.
Il nostro giovane presidente del Consiglio, al momento, cerca un compromesso sulle banche con l'Europa, con Bruxelles, con i famosi commissari e con l'impareggiabile croupier del Lussemburgo, il più inutile dei presidenti di Commissione. Alla fine il compromesso si troverà, per la situazione bancaria che abbiamo brevemente descritto (conviene a tutti), ma servirà a passare questa torrida estate e un pezzo di autunno.
Poi arriveranno una serie di scadenze. I dati sulla "crescita" (si fa dire) e sulla disoccupazione. Le revisione al ribasso del Pil, già fornita in questi giorni e il paventato, anche se non precisato, "caos" politico ( con relativo crollo del Pil) previsto da Confindustria con la vittoria del "no" al referendum costituzionale.


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