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Politica

REFERENDUM/ Flick: Mattarella può sciogliere le camere anche se vince il No

Sergio Mattarella con Piero Grasso e Paolo Grossi (LaPresse)Sergio Mattarella con Piero Grasso e Paolo Grossi (LaPresse)

L'articolo 1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. L'articolo 138, nel definire il procedimento di revisione costituzionale, parla di una legge: "la legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi". L'approvazione con il referendum, a me sembra, deve avere le stesse caratteristiche di unitarietà dell'apporovazione parlamentare e non può riferirsi a singoli frammenti o parti della legge, anche per la connessione ineliminabile che vi è tra di esse.

Si spieghi meglio.
La seconda volta la legge viene votata dal parlamento unitariamente ed è ragionevole ritenere che debba essere ugualmente unitaria anche la manifestazione di volontà popolare. La questione sostanziale diventa: il parlamento ha votato una legge che il popolo, secondo la Costituzione, è chiamato ad approvare o a rifiutare con un referendum. Chi può avere la competenza e l'autorità per mettersi a sforbiciare il quesito, anche se per renderlo comprensibile e omogeneo?

Non l'Ufficio centrale per il referendum della Corte di cassazione?
Quell'Ufficio ha solo un compito di controllo, che definirei essenzialmente formale; non il compito di dire se il quesito è chiaro o non lo è, se è omogeneo oppure no.

Quindi?
Se l'Ufficio centrale dice che la richiesta di limitare o di frammentare il referendum è inammissibile, i sostenitori di quella richiesta possono sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale, sostenendo che l'Ufficio centrale li avrebbe privati — a loro a avviso — del diritto costituzionale di chiedere il referendum frazionato.

In tal caso?
Sarebbe la Corte a decidere, nel merito, se si possa o non si possa frazionare. Tuttavia anche in questo caso non riesco a capire come, nel merito, la Corte possa attribuirsi un potere del genere in una situazione diversa da quella del referendum abrogativo.

Partiamo da un altro punto di vista. Lo spacchettamento, al di là dell'esito, si è affacciato nei giorni scorsi come l'ennesimo nodo politico del cammino referendario.
Guardi, l'esigenza di spacchettare — anzi, di non impacchettare — è evidente. Ma doveva essere affrontata prima, quando si è impostata la riforma. Qualcuno di noi lo aveva anche detto.

Doveva essere affrontata prima in che modo?
Facendo più leggi costituzionali invece di una sola.

Lei avrebbe preferito questa soluzione?
Direi che era una soluzione più logica, ed è quella alla quale secondo me pensavano i padri costituenti, ipotizzando non revisioni radicali di tutto un titolo della Costituzione, ma solo interventi specifici; tanto è vero che l'articolo 138 parla di legge al singolare.

Dunque secondo lei la Corte non potrebbe giudicare incostituzionale un quesito così complesso.