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REFERENDUM/ Flick: Mattarella può sciogliere le camere anche se vince il No

Pubblicazione:venerdì 15 luglio 2016 - Ultimo aggiornamento:martedì 19 luglio 2016, 1.47

Sergio Mattarella con Piero Grasso e Paolo Grossi (LaPresse) Sergio Mattarella con Piero Grasso e Paolo Grossi (LaPresse)

L'orientamento dominante della dottrina ritiene che ciò dovrebbe introdursi con una legge costituzionale. Questa potrebbe stabilire che le richieste di referendum siano sottoposte a un vaglio preliminare di ammissibilità da parte della Corte costituzionale, secondo il modello che la stessa riforma oggi in discussione propone per la legge elettorale. Ma ci vuole — appunto — un percorso legislativo, che non può essere sostituito da un'acrobazia interpretativa. E una modifica costituzionale che nasce da un'acrobazia interpretativa, e certamente questa lo è, nasce male.

Quindi ha ragione Renzi quando dice no a un referendum "à la carte"?
Una volta tanto sì… su altre cose io dissento, non su questa. E d'altra parte mi sembrerebbe curioso ridurre il parlamento a colui che offre un menu à la carte.

Professore, la legge elettorale è intrecciata con il nuovo assetto costituzionale e parlare di spacchettamento ha anche voluto dire ipotizzare un rinvio per cercare di modificare l'Italicum…
Se lei mi sta chiedendo una prognosi sul giudizio che la Corte costituzionale darà prossimamente sull'Italicum, le rispondo che avendo passato nove anni in Corte mi sembra di cattivo gusto andare a profetizzare che cosa dovrebbero o potrebbero fare i miei ex colleghi. In ogni caso i punti che verranno discussi sono noti.

Ricordiamoli, per favore.
La convinzione che vi sia una sproporzione tra l'entità del premio di maggioranza e i troppo pochi voti che lo supportano; la mancanza di una soglia per arrivare al ballottaggio; il dubbio se sia rispettato il principio della rappresentatività avendo cento collegi bloccati dai capilista che vengono designati e non eletti.

Lei cosa pensa?
Non penso niente. Le ho detto quello che penso sul referendum costituzionale perché al riguardo non c'è ancora un ricorso alla Corte. Se quel ricorso fosse pendente, le avrei detto quello che sto dicendo per l'Italicum.

Molti fautori del No temono svolte autoritarie.
Non temo né svolte autoritarie se prevale il Sì, né esiti apocalittici se prevale il No; temo gli effetti di una riforma costituzionale che a mio avviso contiene molti errori e potrebbe produrre molti inconvenienti, cosa sulla quale si è discusso molto poco. Leggevo, sul Corriere di oggi (ieri, ndr), l'intervista a un autorevole banchiere, e anche costituzionalista (Giovanni Bazoli, ndr) secondo cui il Presidente della Repubblica non potrebbe sciogliere le Camere se non passasse il Sì. Non è vero che non potrebbe scioglierle; certamente correremmo il rischio di andare a votare con due sistemi elettorali diversi, uno per la Camera e l'altro per il Senato, ma questo non è un ostacolo di principio.

Come valuta nel complesso la legge costituzionale?
Come una riforma in cui gli elementi negativi sono di gran lunga superiori a quelli positivi. Al di là del merito, sul quale ho molte obiezioni — sia quanto alla formazione del Senato, alle sue funzioni e ai procedimenti legislativi che ne derivano; sia quanto al rapporto tra lo Stato e le Regioni —, mi preoccupa una riforma costituzionale della quale gli stessi fautori ammettono fin d'ora, prima che entri in vigore, la necessità di tagliandi e correzioni. Mi lascia molto perplesso l'idea di votare un qualcosa che già adesso si sa essere sbagliato, al solo fine di cominciare a muoversi.

(Federico Ferraù)



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