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Politica

ITALICUM/ Renzi, ecco come cambiarlo

Maria Elena Boschi e Giorgio Napolitano (LaPresse)Maria Elena Boschi e Giorgio Napolitano (LaPresse)

Le leggi elettorali sono uno strumento che dev'essere calibrato in modo appropriato sul sistema politico e, prima ancora, sul sentire degli elettori, ma conoscono anche limiti di principio: devono assicurare una competizione leale a tutti i partiti e devono cercare di offrire una rappresentazione del corpo elettorale quanto più coerente possibile.

Benissimo, ma Renzi lo sa?
Il problema oggi in Italia è quello di modificare o rifare la legge elettorale in modo da ricostituire il sistema politico che si sta lacerando sempre più e che si sta spostando su parole d'ordine di tipo populista. Purtroppo, il primo a fare questo gioco al massacro e a spingere il linguaggio pubblico verso l'antipolitica è proprio Renzi. Temo che gli si possa ritorcere contro e, da questo punto di vista, i ravvedimenti di Napolitano, come quelli di Violante, possono essere tardivi e non più utili.

Cosa dovrebbe fare Renzi? Prima cambiare l'Italicum o prima fare il referendum?
Renzi ha difficoltà serie a toccare la legge elettorale prima del referendum costituzionale. Infatti, dopo le sue dichiarazioni sulla non modificabilità assoluta dell'Italicum, corre il rischio che una sua apertura sulla legge elettorale possa gonfiare il fronte del No al referendum. D'altra parte, il fronte del No sta comunque crescendo per i malumori verso la politica del governo di questi ultimi 18 mesi e i pessimi risultati ottenuti, con stime di crescita continuamente al ribasso e in controtendenza rispetto ai Paesi Ue.

Avrebbe innanzitutto bisogno di un Pd più coeso.
Se non lo è, deve rimproverare se stesso. Anche lì ha commesso così tanti torti, che non riesce a chiudere un accordo fondamentale per salvare il governo, il partito e la sua riforma.

Sempre Violante nell'intervista citata fa quest'altra considerazione: "Chi vota Sì (al referendum, ndr) riforma un sistema di bicameralismo perfetto che gli stessi costituenti, da Calamandrei a Dossetti, criticavano e che ha funzionato finché non c'era alternativa alla Dc. Quando la situazione politica si è sbloccata, il sistema ha manifestato tutta la sua fragilità: 12 governi in 20 anni". E' d'accordo?
Ho già avuto modo di discutere di questo con Violante in occasione di una mia partecipazione a una pubblicazione da lui curata. Ho l'impressione che Violante, ma non solo lui, legga i lavori della Costituente e la storia repubblicana del primo periodo con gli occhi di oggi, e cioè per trovare argomenti utili a sostenere determinate posizioni odierne del tutto estranee e inimmaginabili rispetto a quel momento storico. Calamandrei era presidenzialista. Violante sarebbe per il presidenzialismo?

E quanto all'instabilità politica?
Non mi pare corretto attribuirla al bicameralismo perfetto. La società italiana era cambiata profondamente e il movimento operaio aveva acquisito una capacità politica importante alla fine degli anni 60. La democrazia era diventata più articolata e si richiedevano nuove forme di rappresentanza. Il problema di quegli anni, in cui furono approvate importanti leggi come lo Statuto dei lavoratori, non fu il bicameralismo perfetto, ma il terrorismo delle bombe e delle stragi che avvelenò la mia generazione. Violante dovrebbe ricordarselo.

(Federico Ferraù)

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