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ITALICUM/ Renzi, ecco come cambiarlo

L'Italicum è nudo: lontano dalla realtà della politica ("è tripolare"), ieri era un dogma, ora si discute ogni giorno di come cambiarlo. Ecci una proposta di modifica. STELIO MANGIAMELI

Maria Elena Boschi e Giorgio Napolitano (LaPresse) Maria Elena Boschi e Giorgio Napolitano (LaPresse)

L'Italicum è nudo: lontano dalla realtà della politica ("i tempi sono cambiati, è tripolare"), ieri era un dogma, ora si discute ogni giorno di come cambiarlo. A difenderlo sono rimasti i Cinque Stelle, che accusano Renzi di volerlo modificare perché ha fiutato odore di sconfitta nelle urne. Se prima esprimeva delle riserve, adesso Napolitano, padre nobile della riforma Renzi-Boschi, lo critica apertamente e suggerisce a Renzi di assumere l'iniziativa (e di farlo alla svelta). Il presidente del Consiglio, spiazzato, tace, preoccupato innanzitutto di spuntarla sulle banche. Cambiare l'Italicum dunque, ma come? In questa intervista il costituzionalista Stelio Mangiameli propone al premier una soluzione.
"Innanzitutto l'Italicum — dice Mangiameli al sussidiario — come abbiamo ormai detto tante volte, non soddisfa le condizioni poste dalla sentenza 1/2014 della Corte costituzionale e, in particolare, il profilo attinente alla soglia 'bassa' per l'accesso al premio di maggioranza o, nel caso specifico, per il passaggio al ballottaggio, con il quale si assegna il premio".

Ancor prima che essere incostituzionale, il suo impianto sembra smentito dalla politica di tutti i giorni.
Ma certo. Come già il Porcellum e prima ancora il Mattarellum, è stato pensato in una logica di sistema bipolare. Giusto o sbagliato che sia, gli elettori italiani non amano l'aut-aut. Preferiscono il pluralismo politico, che è un bene anch'esso, se coniugato con la capacità di compromesso.

L'odiato compromesso, il nemico giurato di vent'anni di politica italiana.
Il termine è abusato e in parte corrotto, ma il compromesso è un termine nobile che indica capacità di mantenere le proprie idee e di saperle graduare nella realizzazione.

Graduare, dice?
Significa che gli italiani, pur mantenendo alcune opzioni politiche di una certa grandezza, un tempo partiti molto grandi, oggi partiti medi, sentono la necessità di esprimersi anche con partiti di più modeste dimensioni. Questo è un fatto. Lo trovano più rassicurante dal punto di vista della loro libertà politica. È naturale che con un sistema ormai tendenzialmente di tre partiti medi e di diversi partiti più piccoli, il tema del funzionamento del sistema politico sia legato alla formazione delle coalizioni di governo, piuttosto che — come con l'Italicum — allo stravolgimento della rappresentanza politica con premi elettorali tra il 25 per cento, nella migliore delle ipotesi, e il 35 per cento in una delle peggiori.

Da cui il suo difetto fondamentale.
Sì, quello di dare vita a governi che sono minoranza nel Paese e che perciò pongono una questione di "legittimazione". Anche se non è il solo difetto.

Ci spieghi in che modo, agendo su quali punti, l'Italicum può diventare una legge accettabile e costituzionale.
In via di principio occorrerebbe porre la famosa soglia "bassa"; ad esempio del 30 per cento dei voti ottenuti da almeno una lista, per passare al secondo turno; altrimenti il principio di rappresentanza potrebbe essere totalmente disatteso.

E nel caso in cui nessuna forza politica ottenesse un simile risultato?
Si dovrebbe trovare la soluzione in parlamento, con un governo di responsabilità parlamentare.

Andiamo avanti, professore.