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SCENARIO/ Le mosse di Renzi e Mattarella per non “perdere” l’Italia

Pubblicazione:giovedì 28 luglio 2016

Sergio Mattarella (Lapresse) Sergio Mattarella (Lapresse)

«Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, teme che il referendum porti a una grave spaccatura del Paese e, in caso di vittoria dei No, a una crisi politica di cui è difficile prevedere gli sviluppi. Cerca quindi di tenere tutti calmi per evitare che il voto diventi l’occasione di un rogo generale dove si brucia tutto». È l’analisi di Antonio Polito, vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera, dopo il discorso di Mattarella in occasione della Cerimonia del Ventaglio. Il capo dello Stato, invitando a incentrare il confronto sul merito della riforma costituzionale, ha sottolineato: “In queste settimane, a proposito della data e del cosiddetto spacchettamento, mi è parso di assistere a discussioni un po' surreali quasi sulla scia della caccia ai Pokemon”.

 

Abbassando il livello dello scontro, Mattarella vuole venire incontro a Renzi?

Sono due cose differenti. Da un lato Mattarella ha ribadito l’opportunità che il dibattito referendario si svolga sui contenuti della riforma e non sulle sorti del governo. Più che un venire incontro a Renzi, ciò nasce da una preoccupazione sulla tenuta del quadro generale.

 

In che senso?

Più il referendum diventa una specie di “giudizio di Dio” sul governo e più le conseguenze, paradossalmente anche in caso di vittoria dei Sì, porterebbero a una spaccatura profonda del Paese. In caso di vittoria del No poi la conseguenza sarebbe l’apertura di una crisi politica di cui è difficile prevedere gli sviluppi. Mattarella cerca quindi di tenere tutti calmi, per evitare che il referendum diventi l’occasione di un rogo generale dove si brucia tutto.

 

A chi si riferisce il capo dello Stato quando parla di “tesi surreali”?

Quello di ieri era in discorso rivolto in modo particolare ai giornalisti. Mattarella di fatto ha invitato i media a tenere conto del fatto che ci sono dei vincoli che regolano la vita del Paese. Per esempio, ha sottolineato che la data del referendum non è fissata sulla base di valutazioni politiche, bensì dalla legge.

 

Non le pare comunque che Renzi stia cercando delle scuse per fissare la data più in là?

Renzi e Mattarella hanno valutato in più occasioni quali possono essere le date possibili. La data sarà decisa però quando la Corte di Cassazione avvierà il processo referendario. Peraltro la Costituzione prevede che i promotori del referendum diventino un potere costituzionale, e quindi vanno ascoltati e rispettati. Non si può decidere tutto senza il loro accordo, altrimenti possono anche sollevare un conflitto di competenze. È tutto un processo regolato dalla legge, e quindi non è nelle disponibilità del presidente del consiglio.

 

Renzi intanto non sta più parlando del referendum. Si è reso conto che personalizzarlo non paga?

Sì. I sondaggisti hanno spiegato a Renzi che meno lo si vede e maggiori sono le possibilità di una vittoria del Sì. È un ribaltamento totale della strategia del premier, che aveva usato il referendum come arma per limitare i danni alle elezioni amministrative. Renzi aveva lanciato ufficialmente la campagna per il referendum nel pieno della campagna elettorale per le amministrative, confondendo deliberatamente i due terreni nella convinzione che questo gli portasse voti. Siccome questo calcolo politico è andato male, il premier ha adottato una tattica diversa.

 

In che cosa consiste questa nuova tattica?


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