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SONDAGGI/ Banche, referendum, terrorismo: la “sfiducia” a Renzi è dietro l'angolo

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Nell’ultima rilevazione che abbiamo fatto i No sono avanti rispetto ai Sì del 2-3%, dopo che per lungo tempo erano stati in testa i Sì. Gli indecisi e quanti hanno deciso di non votare sono intorno al 65-70%. Siamo ancora molto lontani dal voto, ed è difficile capire come andrà a finire.

 

Quanto pesa sui consensi di Renzi la vicenda delle banche?

Quella delle banche è una vicenda che probabilmente è stata sottovalutata sia dalle forze politiche, sia dal governo, ma che in realtà ha avuto effetti molto forti sull’opinione pubblica. Il problema non è essere amici dei banchieri o dei risparmiatori, perché qui entriamo nel campo delle politiche economiche. Tutto si riduce a due opzioni: l’acquisto dei debiti o la ricapitalizzazione delle banche. Quando scoppiò la crisi provocata da Lehman Brothers, negli Stati Uniti ci fu un dibattito analogo e la scelta fu orientarsi verso la ricapitalizzazione. Ciò voleva dire quasi nazionalizzare le banche, ma si scelse di non acquistare i debiti per fare pagare agli azionisti veri il prezzo della mala gestione.

 

L’altro grande tema è l’allerta terrorismo. Quanti italiani si sentono in pericolo?

Gli italiani si sentono molto in pericolo: oltre il 70% di loro vive questa fase con timore. Anche perché il terrorismo si sta giocando su due grandi direttive: quella “fisica” dello scontro militare e quella della comunicazione. In questo momento l’Isis sta perdendo sul versante militare, ma sta vincendo sul piano della comunicazione. Da questo punto di vista, nel momento in cui la gente ha paura, il terrorismo ha raggiunto il suo obiettivo.

 

L’allerta attentati rafforza le istituzioni italiane a partire dal governo?

Nella fase attuale le istituzioni non si stanno rafforzando, anzi quelle che si irrobustiscono sono le frange politiche più dure. Pensare che le istituzioni si rafforzino quando c’è il terrorismo è vero fino a un certo punto. Fu vero negli anni ’70-’80 ai tempi della strategia della tensione. È stato meno vero con le stragi mafiose dei primi anni ’90. Dipende sia dalla matrice sia dall’effetto che si vuole raggiungere con l’attentato.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
29/07/2016 - Renzi non è un pericolo, (claudia mazzola)

il pericolo siamo noi che non diamo mai fiducia a nessun politico.

 
29/07/2016 - Allora ...andiamo dietro l'angolo! (Luigi PATRINI)

La "forza" di Renzi è sempre stata - da subito - la mancanza di alternative e la impresentabilità di un centro-destra che negli anni ha sprecato mille occasioni per fare una politica seria, coerente con le attese dei suoi elettori. Ora Parisi sembra una possibile alternativa, possibile perchè credibile: il guaio sono le divisioni e le pretese personalistiche di certi personaggi del centro-destra a cui, per altro, manca davvero il quid. E non penso solo ad Alfano e al suo NCD, appiattito parissaritariamente sul PD di Renzi. Speriamo che il Signore guardi al nostro Paese e ci dia una classe politica credibile e seria. Parisi potrebbe essere un buon inizio. Sono da sempre contrario al referendum renziano; ho sempre detto che voterò NO e lo farò convinto, perchè Renzi è un pericolo; il suo cerchio magico ancora di più. Prima ce ne liberiamo e meglio è.