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Politica

BANGLADESH E BREXIT/ Così il terrore approfitta dell'incertezza

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Lasciamo ai grandi storici questo compito. Ma si può fare un ragionamento che parta dal 1994, quando la Word Trade Organization imprime alla globalizzazione una svolta tumultuosa. Andrebbe pure fatto e forse dovrebbe essere corretto, perché, lo si voglia o no, è in quegli anni che è nata "l'epoca della grande incertezza" e quella della grande confusione.
Il grande sviluppo globale, il grande business generalizzato, può essere accompagnato, promosso, ma non può calpestare storie e tradizioni secolari, senza rischiare contraccolpi terrificanti. Quando si arriva alla grandi svolte storiche, occorrono grandi classi dirigenti, scelte oculate e ponderate altrimenti si va incontro a rischi terribili. Giulio Tremonti, nel 2008, scriveva: "Quando la storia compie una delle sue grandi svolte, quasi sempre ci troviamo davanti l'imprevedibile, l'irrazionale, l'oscuro, il violento e non sempre il bene. Già altre volte il mondo è stato governato dai demoni".
Aveva presente, Tremonti, un personaggio come il gesuita spretato Naphta, uno dei protagonisti de La montagna incantata di Thomas Mann, quando ragiona sul passaggio dal mondo di Tolomeo a quello di Copernico. Le conseguenze anche di una scoperta giusta diventano imprevedibili. Spesso inconsapevolmente ci si consegna a personaggi che diventano involontari demoni, come i "sonnambuli" del 1913, che fecero prevalere gli interessi degli Stati maggiori degli eserciti rispetto a quelli degli statisti politici. Risultato? La guerra mondiale.
A ben pensarci, non è il nuovo demone di una grande svolta epocale il terrorismo di questi anni ? Non è l'oscuro e l'irrazionale che emerge dalle pieghe della storia? Di fronte a questa "distruzione della ragione", come dovrebbe rispondere il mondo della democrazia e della civiltà occidentale?
Quello che ci si aspetta è la compattezza di un fronte della razionalità e del buon senso, contro la barbarie. Una compattezza di principi, di difesa delle origini, del buon senso. Una compattezza di collaborazione militare se necessaria, di intelligence, di prevenzione, di collaborazione, di solidarietà. Insomma la difesa della propria identità che ha di fatto guidato il mondo civilizzato e democratico.
Quello che stupisce è invece la tenacia cocciuta di una classe dirigente occidentale che si difende l'ideologia per come si devono "fare gli affari", per come si devono gestire i derivati e gli altri prodotti finanziari e per come si debba esercitare la propria egemonia, all'interno di uno stato o di una comunità sovranazionale. Offrendo in questo modo un'immagine di divisione, di frammentazione, di contrapposizione interna, di impressionante impoverimento e di spaventosa differenza di ricchezza tra classi sociali. Tutto questo, non è difficile intuirlo, può solo favorire la forze dell'irrazionalità.
Il mondo oscuro del terrorismo colpisce proprio quando vede l'Occidente, i "crociati", nei suoi momenti di maggiore debolezza. E' possibile che questa sgangherata classe dirigente occidentale riesca a comprendere la reazione e riesca a riformarsi non con il "nuovo" per il "nuovo", ma con la riscoperta della antica razionalità politica?

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