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COSE SINISTRE/ Berlinguer, la partitocrazia e quella "questione morale" ancora irrisolta

Enrico Berlinguer (Lapresse) Enrico Berlinguer (Lapresse)

Non si possono trarre delle conclusioni affrettate. Ma in questo momento, dove sono in tanti a lamentarsi per la carenza di partiti democratici ben strutturati e per l' inesistenza della politica, ormai succube di lobbies e di gruppi di pressione, occorrerebbe chiedersi se l'attacco indiscriminato al sistema dei partiti non sia stato congeniale, una sorta di involontario via libera, a un'irruzione di forze estranee alla politica, ma interessate a governare il Paese. Certamente Berlinguer non poteva pensare a quello che sarebbe avvenuto dopo dieci anni, ma la situazione internazionale e nazionale del Pci sembravano collegate a un sfiducia storica nelle possibilità di un'affermazione del comunismo, anche per via democratica, in occidente. E' un Enrico Berlinguer profondamente deluso per la situazione internazionale. E' l'ultimo anno della palude brezneviana in Urss e c'è la Polonia in ebollizione, fino al colpo di stato del generale Jaruzelski. I rapporti tra Cina e Urss sono talmente compromessi che sono addirittura i cinesi a non fidarsi degli americani “perché temono che trattino sottobanco più del necessario con i sovietici”.

In politica interna, il Pci ha imboccato il suo declino dopo aver raggiunto l'apice elettorale del 1975 e 1976. Ci sarà solo un riscatto alle europee dopo la morte improvvisa del segretario comunista. Ma tutti hanno ormai compreso che è iniziato un lungo declino, nonostante dal 1978 Berlinguer abbia rinunciato all'appannaggio finanziario sovietico, abbia preferito l'ombrello della Nato e abbia cercato di sganciarsi, nei limiti del possibile, dal blocco comunista. La sua politica è stata spesso contraddittoria: compromesso storico, eurocomunismo e alternativa non hanno avuto un grande successo, con ogni tanto ricordi delle “lezioni che si devono ancora imparare da Lenin”, oppure l'attacco violento contro Giorgio Amendola nel comitato centrale del novembre del 1979 “Non conosce l'abc del marxismo”. Con Amendola, solo, che aveva criticato violentemente la politica di settarismo e di estremismo di sindacato e partito. E poi la spinosa vicenda dei missili di Comiso da contrapporre agli SS20 sovietici.

Alla fine, sembra che “prigioniero della sua funzione”, di segretario del Pci, Berlinguer preferisca ritornare alla contrapposizione dura, rifiuti una autentica svolta socialdemocratica europea e contesti interamente il sistema, con il pretesto, in questo caso, della “questione morale” e della “diversità comunista”. E' in questo modo, all'ombra di una partita perduta e del conseguente declino del comunismo, che Berlinguer lascia comunque in eredità una concezione della repubblica dei partiti, di tutta la prima repubblica, che diventa oggetto di contestazioni sia di destra e che di sinistra. Con tutto quello che è seguito e che ha fatto da contorno. Alla fine la “questione morale” in politica non sembra risolta, ma in compenso occorrerebbe pensare a una “questione morale” nella finanza e nell'economia.

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