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ITALEXIT?/ Il referendum in Italia non si può fare: ecco perché

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Andreotti, allora ministro degli Esteri, nel corso della sua audizione presso la Giunta degli affari della Comunità europee del Senato, affermò testualmente: "L'Italia rappresenta soltanto una frazione della CEE e l'iniziativa di cui oggi discutiamo risulterebbe priva di efficacia nei confronti degli altri Paesi della Comunità: essa potrebbe determinare sia la collocazione dell'Italia in una posizione isolata, sia il rinvio, in luogo dell'accelerazione, del processo di integrazione politica di cui le istituzioni comunitarie hanno bisogno. Perciò, fermo rimanendo l'impegno dell'Italia a battersi in tutte le forme possibili per favorire la crescita politica della Comunità e delle sue istituzioni rappresentative, non si può non manifestare ampia perplessità sull'iniziativa che, pienamente condivisibile nel significato e negli obiettivi, rischia in questo momento di essere o velleitaria o improduttiva".

La "morale" che si trae dalla nostra storia recente suggerisce, quindi, molta prudenza nell'evocazione del referendum, proprio in nome della democrazia: come si è visto, l'assetto istituzionale consolidatosi negli anni che seguirono il 1989 è molto lontano dalle indicazioni del corpo elettorale, la cui volontà sembra essere stata usata soltanto per dare copertura (plebiscitaria) ad una rottura nella continuità dello Stato, ottenendo ex ante un discarico di responsabilità a favore della classe politica.

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