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RETROSCENA/ L'Economist "licenzia" Renzi, Mattarella prova a salvarlo

Pubblicazione:sabato 9 luglio 2016 - Ultimo aggiornamento:sabato 9 luglio 2016, 20.29

Wolfgang Schauble dà la linea a Jeroen Dijsselbloem (LaPresse) Wolfgang Schauble dà la linea a Jeroen Dijsselbloem (LaPresse)

Vicino alle emergenze economico-finanziarie, nel Belpaese c'è il "Renzi furioso" che deve fare i conti con il suo partito e una serie di problemi legati a un referendum che sta diventando sempre più problematico. Al momento, anche se c'è chi cerca di far precipitare la situazione, non sembra possibile una crisi di governo imminente, ma che ci si siano ostacoli da affrontare questo è senz'altro fuori discussione.
In fondo il caso Alfano va per conto suo, ma sono le dichiarazioni degli esponenti del Nuovo centro destra, gli alleati di governo del Pd renziano, che sono contrassegnate da ripensamenti di fondo. Spiega ad esempio Roberto Formigoni sull'Italicum, la legge elettorale: "Bisogna stipulare un nuovo patto di legislatura che provveda a correggere le storture di un sistema pasticciato. Quella di consegnare un Paese a un partito votato dal 15 percento degli italiani è un'ipotesi da scongiurare. A prescindere dal vincitore". E aggiunge: "In un'ottica di lungo termine pensare a un partito popolare moderato sarebbe auspicabile. Ma in termini più realistici, ciò che più urge è rinsaldare i moderati sulla scorta dell'esperienza Parisi in vista delle prossime elezioni".
In sostanza, Formigoni dice: "Non saremo tanto irresponsabili da far cadere il governo mentre infuria il terrorismo e l'Europa va a rotoli". Ma poi? Tutto è in movimento e tutto viene messo in discussione.
A ben vedere, si può dire che "l'estate di ferro e fuoco" passerà, probabilmente senza contraccolpi. Nel loro ultimo incontro il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio devono aver valutato la situazione e probabilmente qualcuno deve aver richiamato a una generale volontà di evitare salti nel buio.
Ma non c'è dubbio che la copertina dell'Economist di questa settimana, dal titolo "The Italian job" con il sottotitolo "Europe's next crisis" e l'immagine di un pullman tricolore che sta precipitando nel baratro, deve aver fatto un effetto non esaltante in vari palazzi del "potere".
E' possibile che in questi due o tre mesi si giocheranno varie carte, anche di ripensamento "elettoralistico" e "referendario". Ma un fatto è certo, l'appuntamento d'autunno è diventato l'ultimo tram per il nostro giovane "rottamatore". E' auspicabile che non sia "Un tram che si chiama Desiderio", un vecchio film di Elia Kazan.



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